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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

Nina Hagen (feat. George Clinton & Taquila Mockingbird): Unity
Dammi un bacettooooo!
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Good vibes 2.0: la forza di una risata contro la feccia dell’umanità.

Nina Hagen (feat. George Clinton & Taquila Mockingbird)
Unity

La carriera di Nina Hagen è spesso stata sottovalutata dalla massa. Nota ai più per qualche hit a cavallo tra i ‘70 e gli ‘80, ha continuato in realtà a pubblicare lavori di livello (seppur con pause considerevoli tra l’uno e l’altro) andando a toccare le più svariate forme di espressione artistica musicale. D’altro canto con una voce così ha sempre potuto fare ciò che vuole seguendo ciò che le diceva lo stomaco.

Ed è proprio la spinta che viene da dentro il motore che la porta a pubblicare un nuovo singolo in questi giorni: troppa la rabbia e il disgusto per ciò che sta accadendo negli USA a livello razziale e politico. Fomentata dall’efferato omicidio di George Floyd, Nina ha chiamato a raccolta George Clinton (Funkadelic, Parliament), Taquila Mockingbird (Bad Habits), Paul Roessler (The Screamer, Prick, 45 Grave, Nervous Gender), Dennis Kucinich, il Sound + Solidarity Toneshift podcast, e il fido produttore e collaboratore Warner Poland per un brano di protesta che è un inno all’amore e alla fratellanza come non se ne sentivano da molto.

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Unity ha un andamento reggae che sfocia spesso e volentieri nella dub in odore di post-punk primordiale, tra echi, riverberi, soundscapes di sottofondo e l’ugola sempre incredibile della Hagen che, nonostante l’età, sale su vette espressive irraggiungibili per la maggior parte delle cantanti o presunte tali che saturano le playlist di mezzo mondo.

Come una sonora risata in un momento di imbarazzo, è un grido di pace che serve in realtà a riempire i vuoti lasciati dal silenzio – spesse volte complice – che troppo spesso circonda casi come quello di Floyd – e come i vestiti sgargianti e il trucco sopra le righe di Nina – si mostra leggero, nascondendo però uno spessore ideologico tutt’altro che frivolo.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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