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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

Extended Play

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New Order: Be a Rebel
Dance to the radio (che la disco è chiusa)
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Ribelli con cognizione di causa.

New Order
Be a Rebel

La croce e delizia dei New Order è sempre stata quella di essere nati dalle ceneri dei Joy Division. Nonostante siano passati quarant’anni dalla morte di Ian Curtis, ancora oggi c’è gente che rimpiange i bei tempi andati. Peccato per loro.

Dopo una carriera pregna di album che definire seminali per l’elettronica è poco, i nostri si erano avviati verso una fase mediocre risollevata a sorpresa da quel piccolo gioiello che era Music Complete, uscito cinque anni fa. Certo, mancava Hooky, ma Morris & Co sembravano aver ripreso vigore.

Dopo una manciata di progetti semiparalleli, tornano oggi con un singolo stand alone, di fatto uno scarto del disco precedente. Be a Rebel ci ricorda il perché i New Order sono stati tra i maestri assoluti del dancefloor, abbracciando sia il lato oscuro dell’electro sia le sue sfaccettature più pop e upbeat.

Sia chiaro, il brano in questione resta pur sempre uno scarto, ed effettivamente sarebbe stato il brano peggiore di Music Complete se fosse stato incluso, ma nonostante tutto riesce a farsi apprezzare per un piglio terribilmente catchy e leggero che lo fa somigliare più a certe collaborazioni di Sumner (vedi Electronic con Johnny Marr) che ai New Order “classici”.

Di fatto un pezzo atipico nella loro produzione recente che potrebbe addirittura fungere da spartiacque per le cose a venire, a riprova che nel bene e nel male i nostri hanno ancora voglia di mettersi in gioco. Niente male per dei vecchietti sopravvissuti al post-punk.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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