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New Order: Be a Rebel
Dance to the radio (che la disco è chiusa)

Ribelli con cognizione di causa.

La croce e delizia dei New Order è sempre stata quella di essere nati dalle ceneri dei Joy Division. Nonostante siano passati quarant’anni dalla morte di Ian Curtis, ancora oggi c’è gente che rimpiange i bei tempi andati. Peccato per loro.

Dopo una carriera pregna di album che definire seminali per l’elettronica è poco, i nostri si erano avviati verso una fase mediocre risollevata a sorpresa da quel piccolo gioiello che era Music Complete, uscito cinque anni fa. Certo, mancava Hooky, ma Morris & Co sembravano aver ripreso vigore.

Dopo una manciata di progetti semiparalleli, tornano oggi con un singolo stand alone, di fatto uno scarto del disco precedente. Be a Rebel ci ricorda il perché i New Order sono stati tra i maestri assoluti del dancefloor, abbracciando sia il lato oscuro dell’electro sia le sue sfaccettature più pop e upbeat.

Sia chiaro, il brano in questione resta pur sempre uno scarto, ed effettivamente sarebbe stato il brano peggiore di Music Complete se fosse stato incluso, ma nonostante tutto riesce a farsi apprezzare per un piglio terribilmente catchy e leggero che lo fa somigliare più a certe collaborazioni di Sumner (vedi Electronic con Johnny Marr) che ai New Order “classici”.

Di fatto un pezzo atipico nella loro produzione recente che potrebbe addirittura fungere da spartiacque per le cose a venire, a riprova che nel bene e nel male i nostri hanno ancora voglia di mettersi in gioco. Niente male per dei vecchietti sopravvissuti al post-punk.

New Order 

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