Humans vs Robots
 
Cabaret Voltaire: Vasto
Stessa grinta ma meno capelli
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La zampata letale di un vecchio leone del (night) clubbing.

Cabaret Voltaire
Vasto

La bellezza dei Cabaret Voltaire è che nonostante i loro suoni possano risultare per i meno avvezzi datati e già sentiti, lo stile e la voglia di spingersi al limite rimangono immutati. Oltre a uno stop durato dal 1994 al 2014, negli anni vari membri si sono persi per strada, lasciando il solo Richard H. Kirk a portare avanti il vessillo dei CV che tornano oggi con un nuovo brano, il primo da più di cinque lustri.

Non è facile rimanere riconoscibili dopo 47 anni di evoluzione tecnologica che ha letteralmente cambiato la forma della musica elettronica, eppure lo storico marchio di Sheffield, attivo dal 1973, non ha perso un grammo della propria personalità.

E qui – è necessario sottolinearlo – non siamo di fronte al solito raschiare il barile, anzi: la qualità intrinseca di Vasto, ispirata da una partecipazione al Siren Festival di qualche anno fa e antipasto del nuovo Shadow of Fear (in uscita il 20 novembre) è fuori discussione. Ritmiche robotiche a incorniciare atmosfere oscure e nervose per un pezzo letale che, pur non guardando nostalgicamente al passato, risulta essere un classico esempio di Cabaret Voltaire da dancefloor postmoderno.

Una breve lezione di stile da chi un certo tipo di intendere la musica lo ha non solo vissuto, ma inventato tout court.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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