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Alain Johannes: Hallowed Bones
Sancio Panza mi fa una pippa.

Alain Johannes
Hallowed Bones

Ha origini cilene uno dei segreti meglio conservati del cantautorato a stelle e strisce.

Nato nel 1962 a Santiago del Cile, Alain ha ormai collaborato praticamente con tutti. Dai What Is This? (i Red Hot Chili Peppers ante litteram, insomma) ai Queens of the Stone Age, dalla Mark Lanegan Band fino ad arrivare a PJ Harvey.

Avete presente quello zio che incontrate ogni morte di Papa? Se glielo chiedete, probabilmente anche lui avrà avuto in qualche modo a che fare con il buon Johannes. Che poi, dopo anni passati ad aiutare amici (Chris Cornell con il suo debutto solista Euphoria Morning) e conoscenti (Mark Lanegan, col quale ha inciso l’ottimo Blues Funeral) succede che ti stanchi e inizi, giustamente, a volerti fare un po’ i cazzi tuoi. O quantomeno a desiderare di metterti davvero in gioco.

Anche se in realtà il suo debutto solista risale al 2010, solo ora ha inciso un album – Hum, uscito per la Ipecac Recordings di Mike Patton – in grado di far capire a tutti le sue ottime doti sia come cantautore che come chitarrista. Prova ne è Hallowed Bones, il più recente estratto dal suo nuovo lavoro, dove riesce a tratteggiare al meglio gli stati d’animo raccontati nel pezzo stessa, emozionando per davvero.

Abbiamo imparato ad apprezzare Alain ormai tanti anni fa con gli Eleven, il gruppo formato insieme a sua moglie e a Jack Irons, e ora è giunto il momento d’iniziare ad amarlo anche per la sua opera in solitaria, se mai iniziando proprio da questo gioiello di canzone.

Alain Johannes 

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