The Pineapple Thief: Demons
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Demoni dell'incertezza. Ovvero come restare soli senza farsi troppo male.

The Pineapple Thief
Demons

Fabio Mancini
Fabio Mancini

Tra Radiohead e Porcupine Tree, tra alternative, indie-rock e un progressive moderno, vicino alla neo-psichedelia, Bruce Soord ha sempre portato le sue visioni ricche di atmosfera in musica con efficacia, guadagnando nel tempo in personalità e maturità. Ben sorretto, tra l’altro, da John Sykes e Steve Kitch a basso e tastiere, oltre che dal celebrato batterista Gavin Harrison.

Contrariamente al luogo comune che vuole i musicisti prog saldamente ancorati a un passato romantico e iper virtuoso al limite della masturbazione musicale – cliché peraltro già messo in discussione da geniacci come Steven Wilson e Daniel Gildenlöw – il Ladro di Ananas ci offre spesso brani asciutti, che hanno imparato molto dagli anni Novanta e Duemila, e che riescono vicini alla sensibilità di un millennial.

Demons non fa eccezione. Il singolo, che anticipa l’album Versions of the Truth – un titolo che già racchiude il mondo della verità liquida, senza riferimenti sicuri, che abitiamo – inizia con la promessa di una strofa e di una stabilità strutturale: «It was only supposed to be a short-term thing», frase che si ripete come un senso di colpa, una buona intenzione non rispettata. E anche la promessa viene disattesa, perché tutta la seconda metà del brano, lungi dal tornare sul discorso, ripete, innestandolo su paesaggi sempre diversi e cangianti, l’orecchiabile, benché sottilmente angosciante leitmotiv: «I’ve got demons». E dovresti saperlo, perché me li hai messi dentro tu.

Ricami orchestrali (bellissime le frasi, quasi arabeggianti, che da un certo punto in poi fanno da risposta alla melodia lineare) ed elettriche d’atmosfera circondano, nel videoclip ufficiale firmato da George Laycock – Soord che si perde fra molteplici luci nel buio, cercandone inutilmente una di cui fidarsi. Così come ognuno di noi si aggrappa al proprio bias e alle proprie convinzioni, in un’epoca in cui la verità stessa dei fatti sembra più che altro un gioco di specchi. E, inevitabilmente, resta solo.

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