Paul Weller: On Sunset
Sono davvero felice di questo nuovo album
 
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Gli anni passano ma lo Style rimane immutato.

Paul Weller
On Sunset

Max Zarucchi
Max Zarucchi

Quando hai 62 anni, di cui gli ultimi 43 passati tra studi di registrazione e palchi, è già un mezzo miracolo il fatto stesso di continuare a pubblicare dischi. Ancor più sorprendente che siano bene o male di qualità.

Paul Weller non è uno qualunque. Dopo un inizio al fulmicotone con i Jam e una manciata di dischi fondamentali con gli Style Council la sua carriera solista è stata un continuo di saliscendi, alternando brani memorabili ad altri meno incisivi, ma sempre e comunque di livello, e già questo fa di lui un semieroe.

On Sunset sta a metà strada: in un ipotetico best of singolo rimarrebbe fuori, ma se la raccolta fosse doppia allora avrebbe tutte le ragioni per essere scelta. Un pezzo solare, carico di stratificazioni melodiche che trasporta i fantasmi british dei Council nella West Coast più luminosa, scanzonato e leggero quanto basta per farsi accompagnare durante un viaggio, ma anche curatissimo nelle finiture degli arrangiamenti che vengono prepotentemente in superficie se invece si ascolta con attenzione.

Una svisata che sa di soul anni ‘70 con tanto di archi e fiati che forse piacerà poco ai fan duri e puri del Modfather, ma che certamente incontrerà i favori di chi nella musica cerca anche un certo tipo di orecchiabilità fatta con classe e – appunto – stile.

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