Humans vs Robots
 
Omar Rodríguez-López: Roman Lips
Andate e moltiplicatevi
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Meglio uno o nessuno? Centomila, grazie.

Omar Rodríguez-López
Roman Lips

A chi vi dice che quantità e qualità non possono andare a braccetto, tirategli dietro Omar Rodríguez-López.

E non sto parlando dei nove dischi come chitarrista degli At the Drive-In, né degli altrettanti come leader dei Mars Volta. Quelli son numeri da ragazzini. Aggiungiamoci le uscite con le Butcherettes, una bella manciata di figli illegittimi dai nomi sempre evocativi (Antemasque, Bosnian Rainbows, Kimono Kult, Crystal Fairy), una miriade di collaborazioni ad ampio spettro (dai Run the Jewels, ai Red Hot Chili Peppers, passando per Lydia Lunch e Hans Zimmer) e ospitate in giro come se piovesse, senza dire mai di no a nessuno. Poi circa sessanta album nai panni di produttore, due film come attore, tre come regista (oltre ad aver diretto quasi più videclip di Spike Jonze). Il tutto in nemmeno venticinque anni di carriera.

Il che ci porta alla teoria più accreditata al momento dalla maggior parte dei complottisti del rock: non può esserci un solo Omar Rodríguez-López. Devono averlo clonato, o magari stipendia frotte di ghostwriters (tutti bravi quanto lui), oppure non so – chiedete a Bill Gates.

Anche perché abbiamo tralasciato il faldone più importante dell’archivio. Alzi la mano chi ha una vaga idea del numero di dischi solisti che lo spettinato capellone portoricano (ma cresciuto bene a El Paso, Texas) è riuscito a dare alle stampe. Un paio? Una decina? Cinquantatré (53). Non ho dati alla mano per confermare la statistica, ma direi che siamo di fronte all’autore più prolifico attualmente in attività. Forse di sempre.

Per non farsi mancare nulla, l’ultimo The Clouds Hill Tapes occupa tre LP (Part I, Part II e Part III – appunto). Registrato (e filmato, ci mancherebbe) in cinque giorni durante il Clouds Hill Festival di Amburgo nel 2018, contiene vecchi pezzi rivisitati in una nuova veste, tra cui questa Roman Lips, che si rimette in pista con l’incoscienza di una neonata, sempre ben ancorata al suo groove solido, ma qui ancor più condito di synth sporchi, senza mai tralasciare quelle vibrazioni progressive, ormai marchio di fabbrica ORL.

Una minestra riscaldata? Può darsi. Ma, nel caso, ha il sapore della pasta al forno che – come tutti i buongustai sanno – è sempre più golosa il giorno dopo.

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