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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

Kiko Loureiro: Overflow
La vita è fatta a scale. Pentatoniche.
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L’arte quasi dimenticata di far cantare una chitarra.

Kiko Loureiro
Overflow

Una delle categorie che in qualche modo sembrava essere semi-scomparsa negli ultimi decenni è quella dei guitar hero. Dopo un’indigestione molesta negli anni Ottanta, quando c’era una vera e propria gara per vedere chi era il più bravo e veloce tra i vari Malmsteen, Vai, Satriani, e Batio (quello con la chitarra a quattro manici), la figura dello shredder era praticamente svanita, schiacciata prima dall’apparente semplicità del grunge e poi dai riffoni con accordature ribassate del nu-metal, dove la regola numero uno era zero assoli. Ma negli ultimi anni qualcosa si sta muovendo.

Kiko Loureiro, ex Angra e attualmente nei Megadeth, è l’ultimo chitarrista in ordine di apparizione a essere stato fortemente voluto dal roscio meno affabile del mondo, e già questo dovrebbe dirla lunga. Con il lockdown e un po’ di tempo libero che si fa per non annoiarsi? Si richiama la sezione ritmica degli Angra, qualche ospite qua e là e si registra un album. Facile no?

Il caso Kiko è singolare: la sua tecnica sopraffina non è fine a se stessa, è anzi completamente al servizio del songwriting, arte dove il nostro eccelle in maniera straripante (ricordate la splendida Conquer or Die?).

Overflow è un pezzo che farebbe rizzare i peli a Matt Bellamy dei Muse, tanto è pregno di pathos, cinematograficità ed emotività. Ogni assolo è in realtà una voce che racconta un pezzo di una storia, invece che essere solo un banale showroom delle ore passate a studiare lo strumento, con un crescendo impeccabile che accompagna sinuosamente verso un finale incredibile che da solo vale tutto il pezzo. Signor Loureiro, chapeau.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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