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Keaton Henson: Ontario
Non ci si lasci ingannare dalla barba hipster
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Una casetta in Canadà per i figli d’arte londinesi.

Keaton Henson
Ontario

L’Ontario non è mai stato così suadente. Il suo gelo, la sua pace, la sua noia, le sue armonie. Lontano dalla maggiore complessità orchestrale di Six Lethargies (2019) questo brano riscopre i suoi primi contributi discografici (Dear). Nessun guizzo, nessun estro specifico, nessuna sperimentalità. E mica è necessariamente un male.

Il personaggio di Keaton Henson, inglese di natali ma canadese di spirito, non è certamente uno di quei cantautori scontati con le vocine che tanto piacciono al pubblico indie. Poeta, autore di graphic novel e – ovviamente – cantautore folk, è sì figlio d’arte, ma il suo eclettismo – e l’ansia che lo accompagna – lo ha sempre portato a essere marginale, a suonare in piccole venues, magari un museo, o una piccola galleria, a disegnare cover (come quella del primo Enter Shikari), a comporre musica per balletti (sua madre è la ballerina Marguerite Porter).

L’amore per il panorama fuori-Toronto diventa emblema per questa sortita indie-folk suadente, tenue e placida come il territorio a cui fa riferimento. Un po’ Patrick Watson, un po’ Bon Iver (quello di for Emma) e subito la tenera gita fuori porta diviene serena e meditabonda. In Ontario Henson ha scoperto una seconda casa, un porto dove attraccare e – speriamo – continuare a comporre.

«Ho trovato tanto conforto nel vento gelido del Canada. Appena apri la porta al mattino, il congelamento istantaneo della pelle, ti porta via la sonnolenza e l’irrazionalità, facendoti proseguire, qualunque cosa stia succedendo in quel momento. Si tratta di un’ode a quel paesaggio, e il ritratto di un posto che trovo bellissimo, e allo stesso tempo strano». Il video del brano è tratto dalle registrazioni che lo stesso Henson ha fatto durante i suoi viaggi in quei luoghi così evocativi. Career Day è uscito lo scorso 21 maggio per download digitale e autoprodotto. E diciamo che rende proprio bene l’idea.

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