Future Islands: For Sure
Il ballo del qua qua
 
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Chi l’ha detto che le comparsate in televisione non servono più a niente?

Future Islands
For Sure

Gli inglesi li chiamano shop-window moment. Sono quelle occasioni – che in genere capitano una volta nella vita – in cui hai la chance di metterti in mostra di fronte a un pubblico almeno cento volte più numeroso del solito. Se le sai cogliere ti cambiano la vita. Prendere o lasciare. Carpe diem or die.

Storicamente, David Letterman è un distributore automatico di situazioni del genere, e i Future Islands – del loro shop-window moment – ne hanno saputo approfittare. Il trio di Baltimora infatti, fino a cinque anni fa, era una mera questione underground, impegnata a sudare sera dopo sera su svariati palchetti per crearsi la propria piccola legione di fedeli seguaci. Il loro penultimo album addirittura erano stati costretti ad autoprodurselo, che per un disco intitolato Singles suona – se non proprio come un nonsense – quantomeno abbastanza (auto)ironico.

Poi è andata che questa performance ha registrato – così, di botto – tre milioni di visualizzaioni, il buffo modo di ballare di Samuel T. Herring ha fatto il suo prepotente ingresso nella cultura pop a suon di gif e di meme e la band si è ritrovata in una posizione meno confortevole di quello che si potrebbe credere. Ovvero in quella di dover pubblicare – per la prima volta in dodici anni di carriera – qualcosa che avrebbero ascoltato davvero tante persone e, soprattutto, di doverci riuscire cercando di evitare la classica fine del fuoco di paglia: “te li ricordi quelli che suonarono in TV? Dove saranno finiti?”.

Hanno scelto la strada più conservativa (e forse anche più onesta) – fare quello che sanno fare meglio, e continuare a farlo bene. Indie electro-pop dai suoni sintetici e cristallini, con un senso della melodia così naturale da essere la cosiddetta ciliegina sulla torta. For Sure, in questo senso, è perfetta. Ti fa innamorare al primo ascolto e alla fine ci scappa pure un sorriso, che non guasta mai. A quello – appunto – ci pensa il video, che porta un’estetica a metà tra Quattroruote e Fast & Furious in un mondo postapocalittico, dove KITT si è finalmente liberata dell’ingombrante presenza di David Hasselhoff e può godersi la fine del mondo dall’alto di una collina panoramica, in compagnia dei suoi simili.

Alla faccia di noi vecchi che facciamo fatica ad abituarci anche solo al cambio automatico.

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