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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

Everything Everything: Planets
Dal lontano pianeta Manchester Two
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Diddy Kong che cura le proprie paranoie a suon di glitch-pop.

Everything Everything
Planets

Anche per Diddy Kong è giunto il momento di entrare in crisi esistenziale. Quale migliore colonna sonora per la sua problematica convivenza in un mondo metropolitano moderno senza più valori e identità autentiche, dove vecchi eroi e primati servono solo per accaparrarsi qualche like su Instagram?

Beh, quella degli Everything Everything, ovviamente. Il sound dei mancuniani è sempre stato intriso di una vena malinconica e di un gusto quasi r’n’b, uniti in una miscela perfettamente rodata dal 2007. La scimmietta, perduta in un mondo come questo, si trova sola e disperata a guardare le autostrade nel video di Planets. Molto lontano da quel Planet of the Apes che – quasi paradossalmente – serve a contrasto di questa grigia divagazione un po’ radioheadiana, ma che ancor più rimanda agli Alt-J.

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«To the bigots in the bat cave / I think some of you are permanently off my Christmas list / Ooh, the dance floor is overrunning with frat boys telling me / I got no business sitting in business class». Un po’ di bella gente, insomma, a fare da contrappunto alle visioni malinconiche del pupazzo irsuto protagonista del video diretto proprio dal leader della band Jonathan Higgs.

Re-Animator, il nuovo album degli art-rocker, vedrà la luce il prossimo agosto e Planets segue come terzo singolo i precedenti In Birdsong e Arch Enemy. Il tutto fa davvero ben sperare: roba buona soprattutto per i palati più indie, teneri e con la passione per le distorsioni tastierose ormai marchio di fabbrica del pop alternativo inglese.

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