Tommaso Novi: Molto bello
Portarsi a letto i piccioni per convincerli a non cacarti in testa
 
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Anche Pisa prova ad approfittare della ritrovata libertà di circolare tra le regioni.

Tommaso Novi
Molto bello

Ecco una panoramica (assolutamente non esaustiva) delle città toscane che si stanno sui coglioni: Firenze e Siena, Siena e Arezzo, Firenze e Prato, Prato e Pistoia, Firenze e Lucca, Lucca e Pisa, Pisa e Livorno, Firenze e Pisa, Pisa e Pistoia. Considerando che Massa e Carrara non sono degne di nota e che Grosseto si trova già abbondantemente nel Lazio, la cosa si può riassumere, per i meno esigenti in termini di completezza, con un semplice: Pisa e tutte le altre.

I Gatti Mézzi – pisani fino all’osso – di tutto ciò ne hanno fatto una bandiera e, alla luce dei sei dischi che ormai hanno all’attivo, possiamo dire abbiano vinto la loro battaglia, visto che oggi sono apprezzati e stimati in tutto il Granducato, persino a Livorno. Forse anche per questo Francesco Bottai e Tommaso Novi hanno deciso di prendersi una pausa dal progetto principale e separare (speriamo temporaneamente) le loro strade, suddividendo l’originario swing volgare (nel senso di cantato in dialetto) nelle sue due componenti principali. Da un lato la chitarra quasi manouche del primo, dall’altro il pianoforte impazzito di quest’ultimo. Entrambi ridimensionando non poco il vecchio, pesante accento da alta costa tirrenica.

Molto bello è un singolo che si recensisce da solo con il suo stesso titolo e ci conferma che il Novi non è certo uno che ha paura di guardare in faccia la scaramanzia. Dopo aver cantato, a suo tempo, Morirò d’incidente stradale, se ne esce infatti con una canzone che celebra la voglia di aprire il gas a manetta mentre sei in piega su una moto all’uscita dell’ennesima curva. Ma si sa, a questo punto, dopo tre mesi chiusi in casa, anche crepare all’aperto, baciando uno dei pini secolari della Vecchia Aurelia, ci sembra una fine migliore che farlo senza fiato in un reparto di terapia intensiva.

Sarebbe facile tirare fuori il nostro lato radical chic e sottolineare come ci sia dentro tutto il buon gusto pop e l’autoironia ammiccante di un Ben Folds all’italiana, o chiamare in causa la solo apparente semplicità armonica (o la sua stessa ben nascosta complessità – dipende da quale punto di vista volete affrontare la questione) e la maestria da fischiettatore professionista che suggerisce paragoni nemmeno troppo arditi con il talento di Andrew Bird. Ma la verità è che in fondo in fondo la faccia che ti sale su da quel groppo in gola mentre guardi allo specchio un pezzo così, è uno solo: ha le fattezze di Lucio Dalla e uno spessore non certo inferiore ai nomi appena citati.

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