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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

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C'è spazio per un altro giornalismo musicale, che non si alimenti solo di comunicati stampa camuffati da news, di interviste copia-e-incolla e di altri argomenti di nessuna rilevanza? Ci proviamo.

Old Man Gloom: Calling You Home
Il cuore e la fede dei vecchi uomini che sbocciano
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Gli annali del post-metal passano da qui.

Old Man Gloom
Calling You Home

Sberle sludge in memoria di Caleb Scofield, bassista dei Cave In e pietra fondante del progetto Old Man Gloom. Due dischi per ricordarne e proseguirne gli ultimi intenti compositivi, insieme ai compagni Aaron Turner, Nate Newton, Santos Montano e il nuovo contributo di Stephen Brodsky. Due nuovi seminari che si vanno a inserire nel catalogo della band americana che racchiude dentro di sé Cave In, Isis, Converge e l’eredità post-metal dei Neurosis, il post-punk industriale dei Killing Joke, così come del blues ancora più ruvido e seminale.

In un genere saturo come questo risulta quasi impossibile affermarsi come vera e propria novità di genere. E non è forse – anzi, di certo – il caso di questa coppia di nuovi lavori degli Old Man Gloom, usciti a fine maggio per la ormai leggendaria Profound Lore. Eppure qui si tratta di un importante momento per lo sludge/post-metal, perfettamente emblematizzato in un pezzo come la già memorabile Calling You Home – perla del primo – a cui si affaccia l’altro capolavoro Love Is Bravery del secondo.

Intorno allo spirito di un ricordo, le nenie distorte e rallentate si assestano in un monolite funebre dall’alto contenuto emotivo ed espressivo. Bordate annichilenti che nascono da rumori, feedback e un solo di chitarra che sono solamente apripista di una costruzione ripetitiva che termina con echi joydivisioniani («Io sto aspettando», «Io ti sto chiamando»), per poi reimmergersi nelle lamiere rumoristiche, avendo affondato i propri denti nella ruggine della nostalgia.

Osare, tributare omaggio, pestare sangue e abbandonarsi a un messaggio d’amore e commiato. Il tutto riunito in due album, Light of Meaning e Darkness of Being – da inquadrarsi necessariamente come un unicum – di un supergruppo che è quasi una superfamiglia. E che qui ci ricorda cosa vuol dire fare musica col cuore.

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