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Elvis Costello: No Flag
Come si suonava questo aggeggio?
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Tornare indietro per celebrare quello che si è sempre saputo far meglio.

Elvis Costello
No Flag

Ci sono ben pochi artisti al mondo in grado di maneggiare i più diversi generi musicali rimanendo sempre credibili.

Uno di quei pochi è senz’altro il buon Elvis Costello che lo scorso febbraio, per tre giorni, si è recato agli Suomenlinnan Studio di Helsinki per registrare una nuova canzone dove suona tutto, ma proprio tutto: dalla chitarra al basso, dalle tastiere alla batteria. La motivazione? «Volevo andare in un posto dove nessuno mi conoscesse. Sono andato a Helsinki, quindi, questo è l’Helsinki-sound» ha detto.

Messe da parte le atmosfere pop che capeggiavano nei suoi ultimi dischi incisi insieme agli Imposters, per No Flag Elvis ritorna a imbracciare la chitarra (e a comporre) come faceva tanti, tanti anni fa, più o meno all’inizio della sua carriera. Il tutto, quasi miracolosamente, suona come una specie di post-punk di classe, con un riff memorabile che si ripete per tutta la canzone e che continua a ronzare in testa anche dopo la fine della traccia stessa. Un pezzo contagioso, che rimane senz’altro impressa e che stupisce parecchio.

Negli ultimi tempi, pareva infatti che Costello si fosse adagiato in territori di puro e semplice pop, di sicuro successo specie alla corte della critica musicale più colta, quella alla quale ha sempre guardato il cantante.

Invece, vuoi per l’aria scandinava, oppure per il modo strano nel quale è nata la canzone, No Flag convince pienamente e riporta il suo autore a quel modo di suonare – sopra le righe, secco e diretto – che pareva aver sepolto in fondo a un cassetto di una casa a picco sui fiordi.

Luca Villa
Luca Villa

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