Doves: Carousels
"Ma posso vestirmi di rosa shocking per il photo shooting?" "No."
 
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Tornare dopo undici anni per un nuovo, semplice giro di giostra.

Doves
Carousels

Fabio Mancini
Fabio Mancini

It’s just a ride. Così lo stand-up comedian Bill Hicks chiudeva il suo spettacolo Revelations, ovvero con la lezione secondo cui la vita va presa con divertimento, perché nulla è davvero reale. Chissà se un pensiero simile – un colorato senso di meraviglia paragonabile a quello che prova un ragazzino di fronte alle luci del luna park – è passato nelle teste dei Doves mentre registravano Carousels, il loro nuovo singolo dopo lunghi anni di silenzio.

Separati dal 2010 e date alla luce per partenogenesi rispettivamente le carriere di Jimi Goodwin da solista e dei Black Rivers, non è chiaro se i nostri ragazzi alt-rock – più cupi dei Coldplay, più leggeri e disimpegnati dei Radiohead – vogliano partorire un nuovo album a cui il singolo farà da apripista. Per ora abbiamo questo pezzo, arioso quanto basta, abbastanza reminiscente degli Editors più melodici e pop: armonia e arrangiamento ampi, limpidi, adatti a un gruppo chiamato Colombe, con una sola flessione più incupita durante lo special appena prima del finale. E un qualche misterioso senso di nostalgia che lo accompagna, in un modo sottile, forse nemmeno voluto.

A sentire loro, Carousels cattura ricordi del passato, legati al nord del Galles e alle sessioni di registrazione e vacanza campagnola della band. Un fuoco d’artificio di cui si vede solo il bagliore, perché è scoppiato anni fa. Sarà questo. Probabilmente non è un pezzo pensato per bucare le classifiche, né suona particolarmente innovativo, presentandosi anzi abbastanza aderente a come ci si aspetta che suoni una band nata tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del millennio. Ma dentro ci sono le luci riflesse delle giostre, e bisogna tornare un po’ bambini per goderselo. Alla fine, come all’inizio, it’s just a ride.

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