Dead Sheeran: The Fonz
Quando piove esco con i calzini, io.
 
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Uno sputo al COVID da un seminterrato, sotto l'ombra di una Union Jack ormai a pezzi.

Dead Sheeran
The Fonz

Max Zarucchi
Max Zarucchi

Se gli Sleaford Mods sono tra le cose più credibili uscite negli ultimi anni, il fatto di avere qualcuno che ne ricalchi gli stilemi, non dovrebbe essere un problema. Invece che essere guardato con sospetto andrebbe accolto e ascoltato come si deve.

Si capisce subito che Dead Sheeran (il gioco di parole con Ed e i Kennedys è già figo di per sé) ci mette del suo, eccome. Un brano che attitudinalmente puzza di punk ‘82 pur essendo stato composto registrato e suonato da solo con un pc durante questo lockdown. Un pezzo che in realtà odora più di P.I.L. post-trilogia/pre-rock. Un testo politicamente scorretto che trasuda sincerità, strafottenza sarcastica e alienazione incattivita da ogni frase. Non è questo il No Future che ci aspettavamo e a dire il vero – se togliamo i lustrini del progresso tecnologico – a livello umano è molto peggio di come ce lo immaginavamo.

In uno stagno di amebe fatto di belle parole che nascondono in realtà frustrazione e bile, un cervello ironico, pungente e caustico che sputa la cruda quotidianità è un faro che illumina la rotta lontano dalle banalità preconfezionate. Speriamo che non sia un fuoco di paglia.

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