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Chanson de Mars: Memory of Another Life
I Ray-Ban Aviator fanno sempre effetto
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Il romanticismo passa anche dai cavi analogici di una tastiera preistorica.

Chanson de Mars
Memory of Another Life

Non c’è cosa più noiosa di quei side-project che alla fine suonano identici in tutto e per tutto alle band madre. Insomma, spesso è come eliminare la Diet Coke a favore della Zero: totalmente inutile.

Per fortuna spesso ci sono delle eccezioni che soddisfano l’orecchio e meravigliano i neuroni. Emmanuele Viola è da tre lustri il bassista dei gothwavers romani Christabel Dreams, mentre Christian Gatti ne è la voce, e da un paio di anni hanno dato vita a un progetto che probabilmente ha spiazzato non poco i vecchi seguaci nerovestiti del trio capitolino.

Chanson de Mars, e nello specifico Memory of Another Life, è come leggere un sussidiario della synthwave, con un occhio ben piantato sull’elettronica evocativa e cinematografica alla John Carpenter. Due minuti e mezzo di tastiere terribilmente anni Ottanta che, aggiungendo strati su strati, sembrano quasi dipingere una tela pixelata di suoni e colori, con una texture che pur infittendosi a ogni giro lascia comunque spazio e respiro al brano, permettendogli di dilatarsi se non nella dimensione temporale, perlomeno in quella sensoriale. Nessuna voce, niente beat, solo uno schizzo sonoro filtrato attraverso le macchine, che sembrano quasi prendere vita nel loro essere emotivamente struggenti.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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