Humans vs Robots
 
Ben Harper: Don't Let Me Disappear
Still... the will to live
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Il talento non si dimentica, e raramente delude.

Ben Harper
Don't Let Me Disappear

«Aspetta. Aspetta. Ce l’ho… Ben Harper!». Questo proponeva ad Antonio Albanese il mitico disc jockey di Uomo d’Acqua Dolce. Correvano gli anni Novanta, gli stessi anni in era uscito The Will to Live (1997), e probabilmente il talentuoso chitarrista, oltre che coi compagni di una vita Innocent Criminals, se la stava facendo con la moglie, Joanna, poco prima del gancio con la mitica Laura Dern.

Gossip e nostalgie a parte, Mr. Harper non è invecchiato di un soffio. E nemmeno il ritmo della sua produzione discografica che, tra collaborazioni e progetti vari (come l’ultima – e seconda – sortita con Charlie Musselwhite del 2018), continua ad aggiornarsi con frequenza costante. Per la verità le varie tappe non sempre risultano complete e riuscite fino in fondo, ma probabilmente sarebbe pretendere troppo. Perfino da un bonaccione (alcuni direbbero figaccione) come lui, a cui comunque non si smette mai di voler bene.

È infatti quasi incontestabile che se molti dei singoli usciti ultimamente ridestavano subito applausi e sospiri, non sempre gli album che li seguivano erano altrettanto entusiasmanti in tutto e per tutto. Piacevole quindi ritrovarsi con questo nuovo pezzo tra le mani, tra l’altro contornato da un suggestivo video (tra i migliori, forse, di quest’era COVID), diretto da Kristin Sudeikis e Gabriel Judet-Weinshel.

Don’t Let Me Disappear è l’augurio che ci si fa quando la propria figura comincia a rimpicciolirsi sempre più, nella sua cornice immersa nel nero, qui accompagnata da una suadente linea vocale che centra perfettamente il punto e una melodia di chitarra di sicuro impatto emotivo e radiofonico. Completano il mix i tenui rintocchi – ma al punto giusto – di Oliver Charles e Leon Mobley, batteria e percussioni, Juan Nelson al basso e Michael Ward all’altra chitarra. Esatto. I Criminali Innocenti.

La canzone, a detta del californiano, parla «della sottile linea tra la solitudine, l’isolamento e l’invisibilità, quel limbo in cui sembra impossibile trovare un modo per non nascondersi alla luce del sole». Se il buon vecchio uomo d’acqua dolce rispondeva con quel sonoro «cchiii???» oggi, a più di vent’anni di distanza, sarebbe quasi impossibile lasciar scomparire il nome di un cantautore di questo calibro. Irrispettoso. Ingiusto. Quindi: don’t worry, Ben. Non sparirai così facilmente.

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