All Gone Dead: Inadequate
Fun, filth and fury
 
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Il mutamento di pelle del death-rock.

All Gone Dead
Inadequate

Max Zarucchi
Max Zarucchi

I complimenti spesso si confondono con le formalità. Come rivedere qualcuno dopo molti anni e dire «non sei cambiato per nulla»: non è vero. È una gentile menzogna, che spesso viene detta nella speranza che sia l’altro a pensare questa cosa. Perché tre lustri sono tanti. E se facciamo tre lustri meno un anno, comunque siamo lì. Cambiare però non sempre vuol dire peggiorare, né migliorare: essere un po’ differenti da ciò che si era prima denota un percorso di vita non stagnante, attivo. Vivo insomma.

Quindici anni, tanto è passato dalla pubblicazione del demo a cui l’anno successivo è seguito l’unico album in studio degli All Gone Dead, band culto che nella metà dei Duemila cercava di ridare colore al revival death-rock che tanto andava di moda in alcune sottoculture, spinto soprattutto da capisaldi inarrivabili come i Cinema Strange. Dopo quel debut, la band si era dissolta in altri progetti musicali e di vita.

Arriva dunque a sorpresa il nuovo singolo (anche se una reunion dal vivo estemporanea un paio di anni fa al Wave Gotik Treffen di Lipsia aveva fatto sognare i fan), anticipatore dell’album Exquisite & Unsuited che vede la collaborazione di nomi conosciuti nella scena come Logan Miles Nix alla batteria (già noto per il suo lavoro con, tra gli altri, John 5) e un cameo di vISION, aka Derek Winter Rhodes dei marci e leggendari death rockers Tragic Black ai cori.

Inadequate è ciò che ci si sarebbe dovuti aspettare da Stich e Darlin’ Grave oggi: non un brano punky sparato a mille, ma un melting pot tra un certo tipo di goth e un metal americano quasi hair anni ‘80 che rende il pezzo trasversalmente papabile. Quattro quarti cadenzato, linee melodiche di facile presa, ritornello/anthem decadente ed emotivo, in un connubio che, anche se in maniera leggermente diversa, fu testato secoli fa dagli Specimen e che risulta ancora oggi accattivante e coinvolgente pur nella sua assoluta non originalità. Un pezzo da ballare ma anche da ascoltare, un buon preludio per un album che già così promette bene.

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