Protomartyr: Processed by the Boys
Qualcosa di nuovo da bere
 
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Trash TV brasiliana e un tono surreale da Joy Division ubriachi nella periferia di San Paolo.

Protomartyr
Processed by the Boys

Mettendo insieme le grandi lezioni art-rock di Pere Ubu, shakerate con il post-punk anni Settanta e mentre si cavalca la scia del nuovo punk-rock evoluto ci si trova con in mano un mix micidiale. Detroit lo sa bene, avendo dato i natali ai Protomartyr.

Joe Casey alla voce, Greg Ahee alle chitarre, Alex Leonard alla batteria e Scott Davidson al basso tornano con un nuovo disco in uscita a maggio, Ultimate Success Today, sempre per Domino, come il precedente – e spettacolare – Relatives in Descent. Tre anni di attesa sembrano valere la pena per vedere i ragazzacci di nuovo alle prese con quello che riesce loro meglio: offrire un sound che sai da dove proviene ma non sai dove va a finire.

Processed by the Boys suona subito come una mina vagante: letale e intelligente, capace colpire proprio là dove provocherebbe un’esplosione massiva. Un clarinetto basso si aggira nell’aria, e probabilmente finirà insieme ad altri nuovi timbri (leggi flauto, sassofono, violino) nelle atmosfere del nuovo disco, registrato in una chiesa sconsacrata newyorkese.

«When the ending comes, is it gonna run / At us like a wild-eyed animal?» – Casey profetizza la fine del mondo con toni da The Road di Cormac MacCarthy, e una certa cacofonia punk modella questa predica da filosofo avvinazzato in un modo talmente straniante che, sì, decisamente, lo si colloca perfettamente nei territori che la band ha imparato a calpestare bene. Per fan di Tropical Fuck Storm, Girl Band, Idles e compagnia bella ai tempi della Brexit, qui c’è una nuova cocktail signature.

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