Humans vs Robots
 
Ellefson: Simple Truth
Can you put a price on C.R.I.?
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Una Symphony of Benefaction quando tutti temono sia davvero iniziato il Countdown to Extinction.

Ellefson
Simple Truth

In un momento in cui per ovvie ragioni il coronavirus e le sue vittime sono al centro della vita di ognuno di noi, piovono le iniziative a tema di musicisti famosi e non. Dall’alto di Bono e Michael Stipe, fino a Bello Figo o La Diva del Tubo. In mezzo, operazioni più o meno sentite, come le riproposizioni di brani noti riadattati a opera di Neil Young, Kraftwerk e supergruppi vari e più terra terra: russi, slovacchi, blackster ridicoli e parodie di dubbio gusto. Roba che Peter Gabriel, Radiohead e Metallica – e la loro semplice idea di rendere pubblici gli archivi – ne escono quasi come dei signori.

Il confine dunque tra il farlo con il cuore (che spesso diventa un “se non lo faccio mi dimenticano e resto indietro”) e il farlo perché è utile (nel senso di poter aiutare concretamente qualcuno) si delinea in maniera netta.

David Ellefson è uno che le cose a metà non le ha mai fatte. Quando disse basta a una vita di eccessi nel 1988, lo fece di getto. E non guardò mai indietro. Idem quando lasciò i Megadeth, per poi tornarci una volta che la situazione sembrava essere più chiara e definita. Un personaggio a modo suo puro, che non ha mai nascosto il lato “business” del mestiere (scrivendoci anche un libro) ma che nel momento del bisogno non si è mai tirato indietro. E non poteva essere diversamente adesso. Ecco quindi un nuovo singolo, ascoltabile da chiunque ma che se acquistato va a raccogliere fondi per la Croce Rossa Italiana. Un gesto che vale più di mille like o passaggi sui social.

Affiancato dai fidi Thom Hazaert alla voce, Andy Martongelli (Arthemis) alla chitarra e Paolo Caridi (Hollow Haze) alla batteria ed un cameo di Bumblefoot ai cori, David ci regala un brano micidiale, che è tutto quello che i Megadeth avrebbero potuto e dovuto essere nei secondi anni ‘90, se proprio volevano stare al passo coi tempi: un pezzo granitico e diretto, con un groove in cui i migliori Marilyn Manson incontrano i mega riff di Ellefson (e ne ha scritti a palate negli anni), creando un brano che gronda incazzatura, suonato con precisione chirurgica. Un pezzo davvero figo (anche nella sua versione acustica) che ha anche uno scopo tangibile. Un diamante che brilla a modo suo in mezzo a palate di paccottaglia opportunista.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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