Current 93: IF
E non dite "che barba che noia"
 
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Il folletto sovrumano dallo spazio continua a raccontare la sua storia.

Current 93
IF

Max Zarucchi
Max Zarucchi

Quando un artista sfiora i 40 anni di carriera la domanda che si pongono gli scettici è sempre la stessa: avrà ancora qualcosa da dire? Spesso infatti il lato artistico e quello meramente legato all’equazione “lavoro = guadagnarsi da vivere” vanno a cozzare. Difficilmente si attacca un musicista di culto ai suoi esordi, più facile dopo. È lì che pubblico e critica cominciano a fare le pulci: se prima un singolo limitato era un oggetto del desiderio prezioso, in seguito la stessa cosa viene tacciata come modo infimo per fare soldi. Come se vendere 100 LP in più facesse di qualcuno il novello Rockefeller. Ma il discorso è lungo.

Cosa ha ancora da dire David Tibet? Colui che prese il moniker della sua creatura dalla dottrina di Thelema? Citando Rhett Butler, alias Clark Gable in Via col vento, «francamente me ne infischio».

Perché l’ex-membro dell’Ordo Templi Orientis fa parte di quella ristretta schiera di artisti che non usano le parole come mezzo per esprimere qualcosa a qualcuno, semplicemente cantano a se stessi e lasciano che gli ascoltatori possano guardarli dentro, con tutti i pregi, difetti, lati oscuri e solari dell’essere umano offerti al pubblico. La musicalità della carriera dei Current 93 è sempre dipesa da chi in quel momento faceva parte della grande famiglia attorno a David, rendendo ogni album a suo modo unico. La vera costante, come nel caso dell’ex-amico Douglas Pierce, è la voce. Dove per voce non si intende tecnica vocale, ma timbro. Un timbro e un’espressività che, se entrano in contatto con il proprio DNA, difficilmente potranno non emozionare.

Il nuovo brano è ancora un viaggio malinconico pregno di poesia allo stato puro, tra atmosfere rarefatte e liquide dove la voce tremante e sempre amorevolmente fuori tono di David canta un nuovo poema. Versi che come sempre riescono a toccare il nostro profondo, riuscendo nuovamente a smuovere le nostre coscienze cercando di guardare un po’ più a fondo dentro di noi. Un ascolto come sempre impegnativo, ma che lascia il segno.

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