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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.
Alison Mosshart: Rise
Baby Ruthless goes alone
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Ancora una volta è solo rock’n’roll. Ma di quello buono.

Alison Mosshart
Rise

Su Alison Mosshart non si può e non si deve dire molto. C’è solo da annuire. E da ammettere naturalmente che si tratta di una delle più autentiche cantanti “rock” che sono passate dal giro giusto negli ultimi anni. Robe forti con i Kills, per poi arrivare – insieme a Jack White nei Dead Weather – a mettere fiù le cose davvero come stanno (o almeno come dovrebbero stare – se non altro se consideriamo i primi due dischi, dai, senza esagerare), perlomeno nell’ambito di quello che oggi si può ancora chiamare new rock and roll.

Presa una pausa dal compare Jamie Hince (i Kills dovrebbero comunque ritornare nei prossimi tempi con un nuovo disco), la nostra la Baby Ruthless (stage name che usava con i Dead Weather) decide di andare per i fatti suoi e mettere insieme del materiale – che dice essere datato 2013 – che ha un sentore tutto londinese. Londra che ormai per lei è come una seconda casa, oltre l’altra residenza in quel di Nashville, Tennessee. Due location che certo contribuiscono alle influenze che negli ultimi anni hanno contraddistinto l’arte della Mosshart (anche nella pittura e nella moda).

Senza dire nulla di nuovo, quindi, Rise funziona eccome, come un dannato pezzo rock radiofonico moderno e senza fronzoli. Diretto, senza orpelli, né grandi filtri o minuzie tecniche, proprio come la clip che ne offre la controparte visiva. Certo, non in termini di contenuto e di riuscita finale, perché – possiamo anche dircelo – non è che sia questo gran video. Le macchine pimpate probabilmente funzionano di più in un immagionario hip hop dove il cantante ha la placchetta di metallo pregiato sui denti.

L’intento rude e stradaiolo, però, ha sempre il suo fascino. Così come le solite parafrasate del rialzarsi quando si cade (Rocky continua a insegnare) e sull’abbandonare o essere abbandonati. Solite storie, dunque, solito giro, ma è pur sempre rock’n’roll. Farlo suonare ancora figo non è scontato. Non è che gli si possa chiedere molto altro.

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Questa traccia è anche presente nelle seguenti playlist:

Venus  Rock  Punk  April 2020  
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