The National: Never Tear Us Apart
Con la mascherina prima di voi
 
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Spegnere incendi con secchiate di malinconia.

The National
Never Tear Us Apart

In tempi di piena paranoia da pandemia è utile ricordare – per omaggiare il catartico mestiere della vergogna o anche solo per distrarsi un attimo dagli starnuti dei vicini – che, mentre il coronavirus già bazzicava per le strade di Codogno, l’altra parte del mondo stava bruciando da un po’ e da un po’ noi ce ne stavamo fregando allegramente. Ma si sa, i bacilli si trasmettono per via aerea (in alcuni casi, volano proprio in prima classe), mentre un incendio che scavalca l’opportuno oceano che ci divide dal misfatto non si è mai visto. Quindi chìssene.

Sia chiaro, pragmaticamente parlando è anche giusto che ognuno pensi al proprio culo, ma forse è almeno arrivato il momento di frugarvi in tasca e fare uno di quei gesti che allegerisce le coscienze senza per forza alleggerire il portafogli: donare due lire. Promesso, niente contatto fisico, solo una transazione online sanificata per avere in cambio una compilation di altissima qualità, sempre buona per allietare eventuali quarantene e alleviare lo stress da smart-working.

Messa su in meno di due mesi da Julia Stone, Songs for Australia vede la partecipazione di gente come Damien Rice, Joan as Police Woman, Kurt Vile, Martha Wainwright, Sam Amidon e altri, che reintrepretano grandi classici della musica aussie.

Ai National tocca prendersi cura di Never Tear Us Apart, tratta dall’album con cui gli INXS, nel 1987, conquistarono il mondo – Kick. Il tappeto di archi sintetici dell’originale lascia il posto a un pattern di batteria programmata, mentre – nonostante l’inserimento didascalico di qualche fiato – è la chitarra che gioca orgogliosa con le note del vecchio solo di sax di Kirk Pengilly. Ma, al di là della rilettura in sé, è intrigante vedere come l’evidente distanza dei punti di partenza trovi la sua perfetta sintesi in un territorio comune: un pezzo forse anche eccessivamente mieloso per gli standard della band australiana che invece suona quasi allegro rispetto al catalogo medio del gruppo di Cincinnati.

La verità è che farebbe la sua porca figura nella tracklist di Trouble Will Find Me. E ciò dimostra un sottotesto forse ancora poco esplorato, ovvero il lato malinconico di Michael Hutchence e compagnia, che in fondo in fondo – fuori dal cono di machismo funk di I Need You Tonight – mai hanno negato di trovarsi a proprio agio all’ombra di quelle melancholia su cui i National e i loro cloni wannabe hanno poi costruito una carriera.

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