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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

Extended Play

C'è spazio per un altro giornalismo musicale, che non si alimenti solo di comunicati stampa camuffati da news, di interviste copia-e-incolla e di altri argomenti di nessuna rilevanza? Ci proviamo.

The Dream Syndicate: The Regulator
Giuro che era solo una bibita
↤ Tracce

Allucinazioni sonore del nuovo millennio chiuse in quattro mura del secolo scorso.

The Dream Syndicate
The Regulator

Ci sono milioni di studi e tecniche tutt’altro che artistiche dietro alla scelta di un singolo apripista. Quando un brano deve andare ad anticipare un album, si può decidere se renderlo un antipasto che abbia lo stesso sapore degli altri pezzi oppure se sia un po’ il pesce fuor d’acqua del lotto. L’unico comune denominatore è che sia orecchiabile, breve, d’effetto.

Ai Dream Syndicate tutte ‘ste menate non importano e per darci un assaggio del prossimo The Universe Inside (il loro quarto LP in 4 anni) buttano lì una suite schizoide da 20 minuti. Roba da suicidio commerciale, ma anche di questo credo che i maggiori esponenti della paisley underground se ne freghino altamente.

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The Dream Syndicate: Filter Me Through You

Dopo la reunion del 2012 i nostri hanno pubblicato solo materiale eccellente, a riprova di un’ispirazione apparentemente senza fine. The Regulator è figlia di una lunga improvvisazione in studio, uno scambio di volano tra krautrock e psichedelia su un campo da gioco progressive con righe segnate dall’elettronica vintage e dal free jazz. Una composizione che rapisce e assorbe l’ascoltatore nella sua spirale caleidoscopica sempre in movimento, zeppa com’è di dettagli, intuizioni e guizzi spiazzanti che rendono la pièce affascinante nel suo riuscire a tenere le briglie anche quando si vola sopra le righe lisergiche del suono.

Se dopo più di 40 anni di carriera (nella band e come singoli elementi) Steve Wynn e i nostri riescono ancora a catturarci così, non è solo per mero mestiere: hanno ancora da dire. Molto. Moltissimo. Per fortuna. Grandissima conferma.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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