Humans vs Robots
 
Nine Inch Nails: Together
Uomini duri per tempi duri
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Nuovi fantasmi imbellettati di swarmatron e altre amenità.

Nine Inch Nails
Together

Ecco che, di fronte a un mondo prostrato davanti all’epidemia, nelle coordinate perfettamente degne di un setting post-apocalittico, Trent Reznor e Atticus Ross decidono di pubblicare gratuitamente due nuovi album, proseguendo quel doppio strumentale che fu Ghosts I-IV del 2008.

Perché farlo a nome Nine Inch Nails non importa poi molto, nonostante si tratti di un lavoro che necessariamente fa capo alle colonne sonore che il Gatto e la Volpe stanno ormai portando avanti con sempre più assiduità. Perché non promuovere né anticipare nulla e mettere entrambi i dischi gratis, invece, conta eccome. Reznor è uno che è sempre stato avanti coi tempi e ha probabilmente visto in anticipo – come già sta facendo da anni – quello che una nuova uscita discografica può significare all’interno di un panorama abissalmente colmo di roba da ascoltare (spesso con un’attenzione sempre più sommaria e superficiale).

«Con le notizie che sembrano farsi di ora in ora più cupe, ci troviamo a vacillare tremendamente tra un sentimento di speranza e uno di totale disperazione – che si alternano di minuto in minuto. Anche se ci definiamo delle persone antisociali che preferiscono stare da sole, questa situazione ci ha fatto davvero apprezzare il potere e la necessità del contatto umano».

Together (che dà il nome al primo di questi due nuovi racconti strumentali: Ghosts V: Together) non esula particolarmente da quel che è contenuto nel discorso generale, ma può essere un positivo rendiconto di quanto tutto ciò possa ancora, effettivamente, essere di beneficio in tempi difficili come questi.

Intorno al disco (soprattutto nel suo contrappunto più cupo, Ghosts VI: Locust) gira lo spettro dello swarmatron, vero e proprio terzo membro per l’allegra combriccola, cadenzato talvolta dai rintocchi di piano del Re Mida Reznor, uno dei pochi che ancora può permettersi di chiudersi in studio e partorire dei suoni così meravigliosi che – anche quando semplicemente ricicla quelle due note di tastiera che usa ormai da vent’anni – fanno ancora bella figura.

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