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Matt Berninger: Holes
Il Berninger nazionale

In bicicletta, al molo, canticchiando i Mercury Rev, col caschetto protettivo.

«Bands, those funny little plans, that never work quite right».

Già, ma i National godono di ottima salute, c’è poco da farci. Talmente buona che tutti ne guadagnano, anche – e ovviamente – il suo frontman, Matt Berninger, che ha ben pensato di tirar fuori un 7” con una cover di un pezzo straordinario come Holes dei Mercury Rev, associato alla B-side A Reproductive Rights Call to Action, un testo recitato dal professore e avvocato dell’amministrazione Obama Neal Katyal. Tutto per la serie 7-inches for Planned Parenthood, che presenta anche Bon Iver, St. Vincent, Björk, Foo Fighters, Sleater-Kinney, Mary J. Blige e altra gente seria, dunque. Cose in grande.

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Traccia: Matt Berninger: I’m Waiting for the Man

Non è che ci volesse poi molto, in effetti. Le tonalità del mirabile I Am Easy to Find sono qui ripercorse in toto: l’aggiunta della medesima voce femminile, quel sound acustico che lascia da parte i rintocchi di Sleep Well Beast e cresce pian piano con i fiati, docilmente ma efficacemente. In più, il tutto è super professionalmente prodotto da Booker T. Jones e suonato da Gail Ann Dorsey (bassista di Bowie), Matt Barrick (The Walkmen) e Mickey Raphael (fida armonica di Willie Nelson).

Se poi ci aggiungi la fotografia di Chris Sgroi da film indie Netflix, la voce baritonale di Mr. Berninger, il rimando a un pezzo culto di una band culto (1998, dal mitico Deserter’s Songs) e soprattutto il visir dell’adult rock che gira in bici dalle parti del molo, a notte fonda, hai già fatto terno al lotto per piacere immediatamente a chiunque. Diciamo almeno a quelli sopra i 28 anni, va’. Senza strafare.

Eppure la reinterpretazione regge senza particolari sforzi l’originale. Malinconia a palate, un velo di luce e un testo che riesce sempre a dire tutto e non dire niente, come solo i grandi sanno scrivere. «Holes, dug by little moles, angry jealous spies, got telephones for eyes, come to you as friends, all those endless ends».

Matt Berninger 

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