Humulus: Gone Again
Pesante questo luppolo!
 
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Heavy-psych dai grandi spazi melodici, speranza nell'abisso per esorcizzare la gravità dei nostri tempi.

Humulus
Gone Again

Barbara Volpi
Barbara Volpi

Non bisogna andare nel deserto californiano per trovare lande desolate dove prendono forma le nostre ombre più recondite.

È come se gli Humulus – band nata alle pendici delle valli bresciane e bergamasche – avesse anticipato inconsciamente, nel suo nuovo EP The Deep, la gravità del momento presente, ancora più drammatico nella loro terra.

Con accordi che sprofondano nelle viscere del pianeta ridotti al limite della capacità umana di sopravvivenza, in Gone Again imbastiscono rincorse ritmiche possenti, come a rappresentare un’umanità che fugge da se stessa.

Mescolando stratificazioni alla Neurosis che definiscono dimensioni altre, circumnavigazioni reiterate che creano allucinazioni sonore e intense aperture melodiche sempre pregne di una densa e umbratile malinconia, Andrea Van Cleef e compagni pigliano dall’hard-rock dei Seventies per spingerlo verso dolenti sentieri rock-blues.

C’è uno spazio aperto alla fine della corsa disperata ed è la venatura psichedelica che ci fa credere che la creatività delle mente e la musica possano offrirci una rigenerazione onomatopeica, attraverso la quale risorgere dall’apocalisse attuale.

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