Tracce

Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Lunghi

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

Extended Play

C'è spazio per un altro giornalismo musicale, che non si alimenti solo di comunicati stampa camuffati da news, di interviste copia-e-incolla e di altri argomenti di nessuna rilevanza? Ci proviamo.

Clan of Xymox: She
Da parrucconi a parrucchini è un attimo
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Il Clan torna a brillare di luce nera.

Clan of Xymox
She

Ci sono miriadi di band che grazie a un paio di dischi splendidi pubblicati negli anni ‘80 sono riusciti in qualche maniera a barcamenarsi per trent’anni tra concerti per affezionati, mezze reunion e dischi minori destinati solo ed esclusivamente ai fan duri e puri. La verità è che quasi sempre questi album non reggono il confronto con il passato e sono zeppi di cosette senza peso.

Anche i Clan of Xymox hanno per secoli navigato in queste acque. Il loro debut omonimo del 1985 e il secondo Medusa dell’anno seguente restano due esempi di darkwave di classe, da manuale, che ha dato vita a decine di epigoni. Ma difficilmente sono riusciti a ripetersi negli anni: un paio di lavori decorosi (Hidden Faces e Creatures) affogavano in mezzo a dischi non essenziali ed erano in molti ormai quelli che li ritenevano una band amarcord, buona giusto da vedere dal vivo riproporre A Day o Muscoviet Musquito.

E invece Ronny Moorings & Co. stupiscono tutti con un singolo che sembra uscito direttamente dalle session di Medusa. Semplice, scarno, diretto, melodico e terribilmente catchy, She è il pezzo che tutti i fan della prima ora volevano sentire dagli Xymox. Niente basi tunze, niente schitarrate inutili: solo una drum machine secca con tastiere eteree e voci superdelayate. Un colpo di genio ben assestato che fa rivivere i fasti dei tempi che furono senza risultare pesante. Uguali a se stessi e proprio per questo efficaci, hanno tratto giovamento da questa operazione di autovampirismo e una volta tanto è un vero piacere far girare un loro nuovo pezzo più volte nel lettore.

Anche se non ve ne siete mai andati davvero, bentornati!

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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