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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

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Bugo (feat. Ermal Meta): Mi Manca
La faccia da mostrare quando parli dei figli degli altri
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La noia di essere grandi genera meno mostri di quello che si potrebbe credere.

Bugo (feat. Ermal Meta)
Mi Manca

Da veri umanoidi contro il prolasso mediatico e algocratico, non potevamo certo esimerci dal parlare di un autore controverso, oltre che un caso sanremese, co-protagonista di uno dei featuring dell’anno, punta doppia di un caso mediatico che ha monopolizzato non poco le discussioni della tavola italiana.

No. Macché con Morgan. Di quello ne hanno già parlato altrove. Parliamo qui del featuring di Bugo con un altro paladino del social popolare: Ermal Meta (ancora difficile non appiccicarci una L in fondo, ma vabbè, sarà una nostra deformazione musicofila) che, effettivamente, riesce a conquistarsi un posto tra le migliori canzoni pop italiane che ci è capitato di sentire ultimamente.

Mi manca è in effetti tutto quello che un pezzo della cosiddetta canzone all’italiana dovrebbe riuscire a dire. Certo, ci sono tutti i tropi, i canoni, gli standard, le mode dell’eterno trenta/quarantenne invece che del giovane scapestrato criminale gangsta-oriented, quel sentore indie da cantautorato interscambiabile. Non manca la copertina del disco che deve per forza essere brutta e con la parallela triste moda delle caviglie di fuori. C’è pure chi dice si tratti della commedia e della commercializzazione di un artista che una volta faceva garage-rock e suonava per davvero. Tutto questo, ci mancherebbe. Ma si può fare comunque una bella canzone per tutti, no?

Ed è proprio questo il caso, che va ad arricchire il buon risultato di un album – l’omonimo Cristian Bugatti, uscito il 7 febbraio per Mescal – che riesce a sfornare dei pezzi mica male, conditi anche da qualche arrangiamento che esula dal solito giro à la Battisti e dal pattern alla Calcutta. E sì, anche dalla posa intellettualoide di certi Baustelle e da quelle immagini da Negrita, quelli di Ho imparato a sognare. Senza risparmiarci tutta quella nostalgia per le varie figurine, il pallone che vola, le biciclette della nonna e quant’altro.

Mi manca, infatti, funziona ottimamente proprio all’interno di questo panorama. E anche il suono plasticoso di certe tastiere a mo’ di clavicembalo, al posto che provocare orticaria, riesce a far ricordare piacevolmente i vecchi fasti della canzone italiana.

Senza stravolgere nulla – se non per le polemiche sanremesi con l’ex amico risentito – il ragazzo acqua e sapone, classe ‘73, nato Rho ma novarese d’adozione, cresciuto con Vasco Rossi e San Siro a qualche chilometro più in là, tutto sommato, oggi, potrebbe davvero rappresentare il meglio della canzone italiana.

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