Humans vs Robots
 
Ash Code: 1981
Due gemelli a bassa fedeltà in una NotteBella
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La danza gelida della malinconia.

Ash Code
1981

L’etichetta svizzera Swiss Dark Nights di Valerio Lovecchio ha pubblicato negli ultimi anni delle vere e proprie chicche per gli amanti delle sonorità oscure – tra ristampe, live, compilation e dischi nuovi.

Il rooster della label vanta vere e proprie punte di diamante, come gli Ash Code, trio partenopeo fautore di tre album che li hanno visti imporsi nella scena darkwave internazionale. Proprio il loro ultimo tour negli States ha ispirato questo nuovo cd registrato durante una session ai Comp-NY Studios di Los Angeles.

Oltre a riproposizioni di brani già noti, i nostri ci regalano una bonus-track, l’inedito in studio 1981, vero e proprio tributo a un certo tipo di atmosfere che hanno segnato indelebilmente un’epoca, influenzando intere generazioni a venire. Il brano è efficace e coinvolgente al punto giusto, staccandosi dalla media delle uscite del genere e facendoci capire perché gli Ash Code stiano ricevendo meritati consensi unanimi negli ambienti underground nerovestiti di mezzo mondo.

Voci femminili pesantemente filtrate – e non – si fanno guidare da un Fender VI che gronda Peter Hook sopra un tappeto di tastiere cristalline, tra beat gelidi su cui melodie malinconiche si destreggiano, prendendo spunto da mostri sacri quali Clan of Xymox, Frozen Autumn o, appunto, New Order. Il tutto ci riporta inevitabilmente in una sala da ballo zeppa di persone che danzano romanticamente a occhi chiusi di fronte a un muro. Nero, ovviamente.

Se in molti sottogeneri essere originali oggi è praticamente impossibile, ricalcare certe orme senza risultare monotoni è prerogativa di pochi. Gran bel pezzo.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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