True Body: Spirit City
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Non di solo Curtis si cibano i giovani wavers.

True Body
Spirit City

Max Zarucchi
Max Zarucchi

Prima o poi sarebbe successo. In un’epoca dove bene o male tutto è stato detto e siamo ormai al revival del revival, c’è gente che da un po’ ha smesso di usare la formula matematica post-punk = Joy Division, mutandola in qualcosa che comprendesse altri suoni. Insomma, che andasse a pescare anche da altri, tipo Echo and the Bunnymen o And Also the Trees.

È il caso di questi True Body (americani – da Richmond, Virginia) con il cuore zeppo di nebbia british che, anche non inventando nulla di nuovo, riescono a rapire e coinvolgere con Spirit City: brano arioso e malinconico dall’incedere ballabile e cantilenante che rimanda ai fasti sonori di un’epoca che fu, ma senza per forza di cose basarsi sempre e solo sul quartetto più famoso di Salford. Il tutto coadiuvato da un videoclip, tanto patinato quanto macabro, che vede i nostri a spasso su un carro funebre prima di cantare all togheter in un cimitero: molto goth, se non per il fatto che nessuno porta croci o spike e il tutto sembra davvero un raduno di post adolescenti con chili di spleen sulle spalle.

Una band che ha molto da dire, di cui già ora si possono intravedere i potenziali. Purché non se ne escano con una cover di Ceremony.

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