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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

The Boomtown Rats: Trash Glam Baby
L'abito non fa il topo
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Quattro ratti ben vestiti che ballano fottendosene dei micetti crestati.

The Boomtown Rats
Trash Glam Baby

Una delle cose più deludenti che l’esistenza possa riservare a un essere umano è il rincontrare dopo trent’anni qualcuno di cui si era cotti. Se è vero che in rarissimi casi la cosa può essere piacevole, perlopiù rimaniamo gelati nel vedere che il tempo è passato inesorabile per entrambi. E il bel ricordo viene archiviato nella pila dei “teniamoci in contatto” accompagnati da un (nemmeno troppo) sottinteso “no grazie”.

Lo stesso pericolo di rimanere delusi lo si vive quando una band torna a pubblicare del materiale dopo decenni di assenza. A prescindere dal motivo che ha portato Tizio e Caio a voler nuovamente collaborare artisticamente, il risultato solitamente appare perlopiù scadente, colpa anche del gap temporale che non è colmato da nessun tipo di evoluzione e che non permette di ascoltare il pezzo con cognizione di causa.

Rischioso dunque approcciarsi al nuovo brano dei redivivi Boomtown Rats, quelli di Mr Live Aid/8 Bob Geldof, personaggio di cui musicalmente si erano perse le tracce, perlomeno in alta classifica, da quel gioiellino folk solista che era The Great Song of Indifference.

Il rischio era di trovarsi di fronte a una scopiazzatura malriuscita della hit I Don’t Like Mondays o peggio ancora di un amarcordata punk alla Looking After Number One, mentre invece i nostri ci stupiscono con un brano fresco e frizzante, orecchiabile e piacevole che risuonerebbe ruffianamente brit-pop se non fosse che i topastri questa roba la facevano 15 anni prima dei Blur.

Il tono nasale del fu Pink la fa da padrone oggi come ieri e riesce a impartire un ritmo ubriaco e cantilenante al pezzo che, pur se lontano dal poter diventare un classico, di certo si fa ascoltare diverse volte senza annoiare.

Per una volta, davvero, teniamoci in contatto. E fatevi risentire presto.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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