Lucifer: Ghosts
Reficul!
 
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Ora o mai più, ovvero gli anni Settanta nel 2020.

Lucifer
Ghosts

Max Zarucchi
Max Zarucchi

La riscoperta dei Seventies più sulfurei è una delle cose più fighe degli ultimi anni. Che ci frega dei cloni degli Zep quando possiamo avere i Black Sabbath misti ai Blue Öyster Cult e ai Black Widow? E se ci buttassimo dentro anche un filo di AOR tipo Runaways che risuonano i Fleetwood Mac? E i primissimi Kiss? Detto fatto.

Giunti al terzo album, i Lucifer continuano per la loro strada rétro, regalandoci un pezzo che sembra venire fuori direttamente da un vinile della Vertigo. Bei riffoni hard-rock, ritmo in controtempo zompettante anni Settanta, look azzeccato, grafica accattivante, l’ultramelodica magnetica e piacente Johanna Sadonis dietro al microfono, assoli scarni ma modello sangue sudore e lacrime.

La Century Media ci crede molto, e ha preparato più di dieci edizioni diverse del nuovo LP, alimentando un culto che sarebbe un peccato rimanesse confinato nell’underground. Alla fine, dipende tutto da che appoggio avranno per un ipotetico salto nel medio mainstream. La linea guida verso il successo che separa gli Hellacopters dai Ghost (che sulla carta è sottile ma nella pratica è enorme) è la chiave di volta: restare fedeli a un suono efficace o rischiare tutto cambiando di volta in volta le carte sul tavolo?

La storia ci dirà come andranno le cose. Per ora non resta che sparare Ghosts a palla e godersela tutta.

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