EOB: Shangri-La
Uno sconosciuto che sfrutta a scrocco lo studio di una famosa band di Oxford mentre gli altri non ci sono
 
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Quello bello dei Radiohead nel frattempo ha imparato pure a suonare.

EOB
Shangri-La

Il terzo chitarrista, in una rock band, nella maggior parte dei casi non serve a un cazzo. Sempre che la band in questione non sia la più importante della storia recente del rock stesso, s’intende. Lì tutto l’ambaradan si complica e un sacco di cose che non servono a un cazzo diventano d’improvviso indispensabili.

Le parole di Thom Yorke confermano (smentendola coi fatti) l’intera la teoria: «reclutammo Ed perché lo trovavamo fico e perché assomigliava a Morrissey». Non proprio l’apologia di un guru delle sei corde, ecco. Quelle di Mr. O’Brien stesso ci vanno giù ancora più pesante: «non ero assolutamente in grado di suonare – quando entrai a far parte del gruppo sapevo a malapena fare un accordo». A giudicare da Pablo Honey, probabilmente era il Sol.

Poco importa che la storia abbia sentenziato, al riguardo, un sonoro “chìssene”: con dei presupposti del genere qualche chilo di scorie ad affossare l’autostima ti rimangono per forza. Ed O’Brien c’ha messo quasi trent’anni a scuotersele di dosso, ma oggi – finalmente – fa outing con una piacevolissima sorpresa, che da sola – nell’ottica di un senno di poi che grazie a Dio non arriva troppo tardi – racconta una capacità di scrittura per niente scontata e conferma il sospetto che non puoi diventare la band più importante della storia recente del rock se tutti i membri non portano il loro personale contributo alla causa.

Soprattutto – cosa, questa, confermata da un dato che molti tendono a dimenticare, ovvero che la band più importante della storia recente del rock non ha subito un solo cambio di formazione in tutta la sua carriera – devi investire sulle persone prima forse ancora che sui musicisti.

9 giugno 1997, Irving Plaza – NYC. Il settore VIP è pieno di gente che dovrà decidere se quella che stanno per vedere diventerà in effetti la band più importante della storia recente del rock. «Prima che aprissero i cancelli sono andato a dare un’occhiata: Madonna aveva il tavolo migliore del locale e mia mamma quello in fondo. Ho pensato “così non va” e ho chiesto che venissero scambiati. Alla fine mia madre era in prima fila, tra gli U2 e i R.E.M. e Miss Ciccone dietro a tutti. Ed è proprio così che deve essere, sono convinto che Madonna avrebbe fatto lo stesso. È bello che ci sia tutta quella gente, ma se c’è la tua mamma, la tua mamma è la cosa più importante».

Questo è Ed O’Brien. La morale della storia è invece che se ci fossero più Ed O’Brien nel mondo, il mondo sarebbe un posto decisamente migliore. Sono sicuro che (Ed)orado Bennato sarebbe d’accordo.

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