Against All Logic: Fantasy
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Il Dorian Gray dell’elettronica moderna ha in soffitta un ritratto che suona la techno al posto suo.

Against All Logic
Fantasy

Andrew Weatherall è morto, i Massive Attack fanno un coro ultras con Liberato e anche io non mi sento molto bene. Fortuna che c’è Nicolas Jaar.

Mezzo cileno, mezzo americano. Compositore a tutto tondo e field recorder ossessivo, ancora prima che producer di successo. Bipolare certificato dalla personalità musicalmente sdoppiata – o forse solo stanco della puzza di spocchiosa elettronica per palati fini che coloro che il palato fino vorrebbero millantare di averlo in genere attaccano addosso alle cose che fanno fatica a capire – lascia questi ultimi a trastullarsi con il suo nome ufficiale e, quando capita, mette su la maschera di un alias per scendere a sporcarsi le mani con le consolle dei peggiori dancefloor di Caracas.

Così nasce Against All Logic, moniker alternativo con cui va per locali a far ballare la gente di bocca buona: ritmiche industriali, effetti sonori catturati sul campo e campioncini mainstream deliziosamente paraculo. Il tutto condito da un gusto per la distorsione tutto suo, inconfondibile. Prendete Fantasy: downbeat-pop caotico e vorticoso per grattare via la polvere dai subwoofer e un sample tratto da una collaborazione del 2003 tra Beyoncé e Sean Paul ad alzare la posta in quello che sembra sul serio un ritornello.

A nome AAL – se ci scappa l’occasione – escono ogni tanto pure dei dischi, che non badano troppo al copywriting del titolo ma vanno comunque a coprire un’ipotetica timeline senza lasciare buchi spazio-temporali. Per ora infatti registriamo 2012-2017 e 2017-2019, ovvero robe che sanno di scritte sugli scatoloni pronti per un trasloco o di ricordi catalogati in soffitta, e invece.

Spiegata senza troppi fronzoli, come si farebbe con un bambino dell’asilo: due potenziali raccolte di scarti che sono – allo stato attuale delle cose – tra i migliori album di elettronica da club degli ultimi dieci anni. Il che la dice lunga sull’abisso che separa la maestria di questo signore dal livello medio dei suoi colleghi e contemporanei. Se non si fosse capito, stiamo parlando di svariati ordini di grandezza. E sì, lo so: era un paragone impietoso già in partenza, ma qualcuno doveva pur farlo.

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