Wolfmother: Higher
Ho appena scoperto che potrei essere il papà di uno dei Greta Van Fleet!
 
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Ancora rock chitarristico che guarda agli anni Settanta, ma da molto prima che tornasse di moda.

Wolfmother
Higher

Luca Villa
Luca Villa

Prima che alcuni giovani fricchettoni del Michigan entrassero prepotentemente nelle classifiche e in tanti s’interrogassero sullo stato di salute del rock odierno, c’erano i Wolfmother.

Ricordate pezzoni come Woman, White Unicorn e Joker and the Thief? Erano tutti contenuti nel loro omonimo album di debutto, pubblicato quattordici anni fa. La proposta del gruppo a quel tempo era molto simile a quella attuale dei Greta Van Fleet. Se però i secondi hanno pedissequamente copiato la formula dei Led Zeppelin, diventando – di fatto – dei loro cloni, i Wolfmother hanno invece mischiato influenze zeppeliniane con chiari rimandi a gente come Black Sabbath e AC/DC, suonandole con un’aggressività di chiara matrice punk hardcore californiano.

Non senza fatiche, il gruppo di Andrew Stockdale arriva ora alla quinta prova in studio (intitolata Rock’n’Roll Baby, perché è quello il concetto di base) che inizia sulle note di Higher, il primo singolo estratto dall’album. Non temete, le coordinate musicali sono sempre quelle e loro non sono cambiati di una virgola. Il fatto è che i loro riff non stancano proprio mai e ancora una volta fungono da spina dorsale del pezzo.

In questi tempi così strani per il rock, un gradito ritorno.

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