Vinicio Capossela (feat. Young Signorino): +Peste
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Dagli! Dagli! Dagli all'untore.

Vinicio Capossela (feat. Young Signorino)
+Peste

Untore. Così viene scambiato Renzo da una vecchia signora, appena prova a chiedere la strada per il lazzaretto. Dagli! Dagli! Dall’untore! si sente nelle strade. Si sa: in un periodo di crisi l’ombra del morbo sembra essere ovunque si guarda. Pare così anche per la musica e il suo avvilente decadimento – almeno secondo alcuni – soprattutto qui, dalle nostre parti, in Italia.

Young Signorino. Il demonio. La peste. Una macchietta, per molti. Un genio, per alcuni. Dove siamo finiti, per regalare attenzioni al rapper diciannovenne di Cesena e al suo Mmh Ha Ha Ha? O alle decine di migliaia di visualizzazioni per il suo feat. immaginario con il mitico Duca-Conte Semenzana di fantozziana memoria? Ahinoi. Peste ci colga. Meno male che ci sono artisti come Capossela che fanno del colto, del letterario, del folklorico e del tomwaitsiano la loro bandiera.

Assunti base, questi. Eppure qui, nella riedizione del brano di Ballate per Uomini e Bestie dell’anno scorso, i due estremi combaciano. Questo featuring fin troppo reale, uscito sulle pagine (ebbene sì, ancora istituzionali per molti) di Repubblica, in anteprima, con un’intervista esclusiva. Corto circuito per la critica italiana, arroccata ancora troppo spesso sulla classificazione in vari cassetti ed etichette. Poco importano le dichiarazioni di stima reciproca da parte di entrambi gli artisti. E poco importa la musica in sè.

Che sia mera operazione di marketing, di pubblicità, di scandalismo programmato (e programmatico) non è cosa nascosta, di certo. Che parlare della peste in forma maggiorata (quel “+” intende il contributo del rapper e del suo produttore FiloQ), del bubbone dei social, dei selfie, e di tutto questa virtualità canaglia, e farlo con le sue stesse voci e modalità, risulta l’arma postmoderna che ormai si vede e sente un po’ dappertutto. Eppure, in un certo qualche modo recondito, le cose sembrano funzionare davvero. E come un piacere abusivo – una sorta di perversione, di segreta e fascinosa aberrazione – quel la cura non è l’aspirina resta sottopelle.

Renzo scappa, il popolo inferocito dai richiami della vecchia lo cerca. Si butta infine sul carro dei monatti, confondendosi con gli appestati. Che resta dunque da dire? Ai posteri – scriveva sempre il Manzoni – l’ardua sentenza.

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