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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Ultraísta: Tin King
Recuperare il gusto della simmetria facciale, dopo anni di lavoro con Thom Yorke

Gente che avrebbe dovuto essere famosa e invece no.

La ricetta giusta per diventare dei divi non è così scontata. Il talento, ad esempio, in quest’ottica non è una condizione né necessaria né sufficiente. Indubbiamente aiuta, nel senso che può servire come base di partenza, ma non serve a prescindere e soprattutto non basta da solo. C’è bisogno di ben più che una manciata di predisposizione personale e quanto basta di condizioni favorevoli. Detta senza giri di parole: bisogna esserci portati e avere una discreta dose di culo.

Nigel Godrich è il maggior responsabile – almeno quanto loro stessi – di quello che Thom Yorke e i Radiohead sono stati e poi sono diventati. Qualcuno lo ringrazierà in eterno, qualcun altro non lo perdonerà mai. Ma non è qui il punto. Il dato di fatto è che esclusivamente per questo – mica per aver prodotto alcuni tra i migliori dischi degli ultimi vent’anni – verrà ricordato.

Joey Waronker ha collaborato con Beck, Roger Waters, Atoms for Peace, Paul McCartney, Smashing Pumpkins. Eppure lo conoscono giusto gli insegnanti di batteria.

Laura Bettinson ha iniziato in una band chiamata Dimbleby & Capper, in pratica formata da lei e dal suo campionatore. Non si sa bene come – da anonima carneade – è finita a suonare a Glastonbury, dove gli altri due l’anno vista e ci hanno sentito del buono.

Nemmeno un anno dopo era pronto un disco che sapeva di trip-jazz inconsulto. Synth raffinati, layer vocali come se piovesse e un drumming dichiaratamente complesso, ma che non te lo faceva pesare. Era il 2012 e nel giro di sei mesi tutti se ne erano già – colpevolmente – dimenticati.

Gli Ultraísta tornano oggi – come se il tempo fosse un’opinione – con un pezzo all’insegna del motorik-pop vagamente acido. Sembrano i Portishead accelerati al doppio della velocità e inzuppati in salsa kraut. Una roba epiletticamente strana, che avrebbero potuto registrare gli Underworld nel ‘94 e farci i veri quattrini.

Sister uscirà a marzo. È facile pronosticare che sarà – ancora una volta – estremamente interessante, ma finirà di nuovo per generare più ammirazione che vero e proprio amore. Niente successone mainstream insomma, nemmeno a questo giro.

Ultraísta 

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