Midnight: Fucking Speed and Darkness
Non c'era budget per i fuochi d'artificio
 
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Quando anche nel titolo si citano apertamente le influenze.

Midnight
Fucking Speed and Darkness

Max Zarucchi
Max Zarucchi

Quante volte si discute sulla validità o meno di band che in qualche maniera copiano pari pari chi li ha preceduti? E non parlo solo di casi eclatanti come i Greta Van Fleet con i Led Zeppelin (che a dire il vero sono in ritardo di 30 anni su quanto fatto a suo tempo dai Kingdom Come) o degli Airbourne (con un leader innamorato del look di Hetfield a cavallo tra gli ‘80 e i ‘90, ma che non riesce a togliere Angus Young & Co. dallo stereo).

«Ispirarsi a qualcuno va bene. Copiare no». Questa sembra essere la legge numero uno dei musicofili incalliti. Eppure la musica dovrebbe essere anche mero intrattenimento: alla fine che importa se un pezzo assomiglia a qualcosa? Basta che faccia il suo dovere, no?

Questo traspare sfacciatamente dal nuovo singolo dei Midnight, band che dal 2003 a oggi ha letteralmente inondato il mercato di EP, singoli e spit oltre a un trittico di LP che, seppur ultraderivativi, riescono sempre a risultare piacevoli. Fucking Speed and Darkness è un brano che pare gridare: «Sì, ci piacciono i Venom e i Motorhead, ci inchinamo di fronte alla statua di Kilmister ogni giorno e recitiamo a memoria Witching Hour prima di andare a dormire».

Il tutto odora di già sentito, ma riproposto in maniera fresca e convincente. E funziona, diamine. Sparato a mille, zero fronzoli, zero tecnicismi, liriche forse banali ma dannatamente efficaci, degno parto di un ipotetica jam alcolica tra Cronos e Lemmy. Impossibile non battere il piedino scapocciando per la gioia dei fisioterapisti quando si ascolta ‘sta roba. E poco importa che la band (che di fatto è una one-man project) non passerà alla storia come i suoi maestri: regalare tre minuti di puro godimento ignorante non è cosa da pochi.

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