MGMT: In the Afternoon
«Moz dice che...», «io sto con Robert»
 
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Il pezzo wave del 1982 più bello del 2019.

MGMT
In the Afternoon

Max Zarucchi
Max Zarucchi

I nostalgici soffrono sempre. Amano alla follia dischi usciti decenni prima e dato che li hanno consumati si affannano a cercare le stesse emozioni nelle nuove uscite, rimanendo perlopiù delusi. I tempi cambiano, così i gusti e il modo di porsi al pubblico. Che vita grama, che grama vita… soprattutto per quelli che hanno venduto l’anima per i Church o hanno tatuato sul cuore Ian McCulloch (tra i quali Robert Smith che negli Ottanta dichiarava amore sconfinato per gli Echo And The Bunnymen – come dargli torto?).

Ma fortunatamente qualcosa c’è.

Il nuovo singolo degli MGMT (14 anni di carriera zeppi di grandi pezzi) è una vera e propria manna dal cielo per tutti gli amanti dell’indie/new-wave dei primi anni Ottanta, un brano che già da subito presenta tutte le caratteristiche timeless di classici immortali come The Killing Moon o Under the Milky Way, ballate crepuscolari malinconiche ma mai strazianti fino in fondo. Sognante e magnifico, prende per mano l’ascoltatore e lo accompagna nei luoghi più poetici dell’anima. Quando flanger, chorus e riverberi erano un valore aggiunto che servivano a descrivere sonicamente gli stati d’animo compressi tra diaframma e sterno.

Vero, i tempi sono cambiati, i gusti anche e le mode passano. Difficilmente quindi In the Afternoon rimarrà negli annali della musica, dato che non rappresenta il trend di oggi, ma che importa? Il brano è eccellente, scalda anima e cuore, si fa riascoltare mille volte e fa venir voglia di averne di più. Cos’altro si può chiedere a un singolo se non il farci sognare? Parafrasando il testo, il «sentirsi come bimbi in un negozio di dolciumi» descrive alla perfezione quella meraviglia, quella gioia leggera, quella fuga dal cinismo a tutti i costi spodestato dall’innocenza da mezza stagione. La riscoperta del desiderio in un mondo dove tutto è dovuto. Il tornare a tempi analogici fuggendo dalla frenesia digitale. Ascoltare invece di sentire per specchiarsi invece di apparire. E schiacciare replay alla fine del brano, all’infinito.

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