Humans vs Robots
 
Mariposa: Licio
L'ennesima, magistrale interpretazione di un grandissimo Pierfrancesco Favino
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L’orchestrina Liscio Gelli anima la festa di un Paese alla deriva.

Mariposa
Licio

Fondamentalmente, una grande famiglia. A loro piace definirsi un “gruppo di musica componibile”, ma tant’è: i due concetti sono più simili di quel che sembra. Una grande famiglia con la selezione all’ingresso però, almeno a scorrere i nomi che hanno preso parte, negli anni, al collettivo bolognese. Per dire, non è certo necessario star qui a cantare le lodi di certi personaggi di confine come Alessandro Fiori o Enrico Gabrielli (uno che ha fatto le fortune di Marco Parente, Paolo Benvegnù, John Parish, Afterhours, Calibro 35, PJ Harvery e chi più ne ha più ne metta), che amano stare più o meno dietro le quinte ma quando c’è da fare sul serio sono i primi della lista.

Dopo otto anni, i Mariposa mettono finalmente fine alla loro eclissi inconsapevole e ritornano in grande stile – forti del contributo di due vecchi amici, i testi di Daniele Calandra (Addamanera) e la voce di Serena Altavilla (Solki) – con Liscio Gelli, un disco che – già dal titolo, in maniera programmatica – si dichiara un complotto artistico bello e buono: far ballare su tempi romagnoli tradizioni musicali e scheletri nell’armadio che niente hanno a che fare con certi avanzi di balera.

Licio riassume perfettamente la cosa: un tango arrugginito in cui la prima repubblica si mette a nudo per farsi guardare sotto la sottana. Craxi ammanettato al letto che aspetta Moana in sottoveste, mentre il gatto piscia nella sabbietta, il cane sullo stipite della porta e il cardinale fuori dal vaso, tra uno swipe e l’altro su Tinder. Un western per voyeur appassionati dei misteri d’Italia, dalle ben precise coordinate temporali, ma simbolicamente fuori dal tempo perché buono per tutti i tempi.

Ci sono i poster dei Duran Duran, di Platini e degli ex componenti della band. Ma soprattutto c’è la prima pagina di Paese Sera: «Arrestato Ugo Tognazzi: è il capo delle BR». Perché – nonostante tutto – il tango, il valzer, il liscio o chi per loro in fondo sono nostalgia dei tempi andati. Quando anche le fake news avevano tutto un altro spessore.

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