Automatic: Electrocution
Noi vi odiamo da un sottomarino giallo
 
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Apatia robotica pop, contro il logorio dell'elettronica moderna.

Automatic
Electrocution

Max Zarucchi
Max Zarucchi

Kevin Haskins (Bauhaus, Love and Rockets, Tones on Tail) deve avere dei geni molto predominanti, perlomeno quelli inerenti alla musica. Due figlie: la prima (Diva) oltre ad aver collaborato con il padre e con il padrino Daniel Ash nei Poptone, suona con BlackBlack e ha una discreta carriera solista. La seconda (Lola) sta dietro le pelli delle Automatic. Mica male no?

E se è vero che l’essere figlia di ha permesso a quest’ultima (e conseguentemente alla band dove milita) di occupare spot di rilievo come il supportare i Bauhaus nelle recenti date di reunion in America, di certo la proposta non è scadente e scontata e ci regala una serie di brani brevi, scarni e incisivi.

Electrocution è un pezzo di wave elettronica minimale, con un mood dandy in bilico tra eccitazione e noia, pattern quadrato con tastiere roboticamente cheap, voci sensualmente senz’anima, marcato retrogusto pop. Come il gelato fritto cinese (bollente e croccante all’esterno e ghiacciato dentro): non è facile da descrivere, ma è delizioso per il palato. Due minuti e mezzo apparentemente apatici fatti di contrasti per un pezzo che, nonostante la sua prevedibile semplicità, difficilmente esce dalla testa, mandandola inesorabilmente in modalità provvisoria. Per dire, gli Horrors le avrebbero adorate, probabilmente cercando anche di rubar loro parte dei vestiti fashion patinatamente alternativi.

Come ballare da soli guardando la parete del club.

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