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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Shybits: Bruce Lee
Timidamente vostri (Ruggero docet)

Inconsapevolmente post-wave. Sfacciatamente di qualità.

Ci sono un italiano, una sudafricana e un inglese a Berlino…

No, non è una barzelletta: sono gli Shybits, trio post-punk/indie di stanza nella capitale tedesca che senza colpo ferire si buttano nel mercato discografico rischiando di diventare qualcuno in poco tempo.

Come dei novelli Buzzcocks postmoderni che si accoppiano con i Sound facendo l’occhiolino ai Blonde Redhead, gli Shybits entrano nelle orecchie con melodie apparentemente semplici e leggere che però risuonano prepotentemente in testa per ore.

Bruce Lee ha tutto quello che serve per fare una popindiesong perfetta: basso in primo piano, tessiture malinconiche discendenti, arpeggi che alternano incisi noiseggianti alla chitarra, voce androgina, batteria quadrata ma zeppa di feeling, testo da loser.

Sono molto giovani e con all’attivo solo tre singoli e un EP: è ancora presto per poter dire se resteranno più o meno a lungo nelle playlist degli universitari trendy, ma di certo hanno già le carte in regola per farsi le ossa come si deve sugli stage minori dei festival che contano. Da tenere d’occhio. Gran pezzo.

Shybits 

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