Manuel Agnelli (feat. Rodrigo D'Erasmo): Video Games
Un rarissimo esemplare di levriero afgano trapiantato in Bovisa
 
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Fuori da Marylin, dentro Lana Del Rey.

Manuel Agnelli (feat. Rodrigo D'Erasmo)
Video Games

Pianoforte e violino, ovvero gli strumenti radical chic per eccellenza. Lui sempre più simile a una Patti Smith con la barba. Il bianco e nero ammiccante, le luci soffuse. Il ciuffo di Rodrigo D’Erasmo, le sue unghie smaltate di scuro, grossolanamente. I punti di appiglio perché il tutto si risolva in una banale presa per i fondelli dell’operazione in toto sono innumerevoli. Eppure l’impressione è quella di sentirsi a casa: una sensazione quasi liberatoria, una storia da raccontare sottovoce per poi gridarla all’improvviso.

Manuel Agnelli ultimamente è ovunque e mai dove te lo aspetteresti. Dalla colonna sonora di 1994, al bancone di Germi. Ha condotto Ossigeno su Rai 3, lo hanno intravisto al Lucca Comics con Gipi, presenta il documentario Berlino Est Ovest su SkyArte, gira i teatri con uno spettacolo in terza persona – An Evening with Manuel Agnelli (da cui è tratta questa cover).

Non ha paura di esporsi, questo è certo. Sparate pure al soldato Manuel. Tanto saranno sempre colpi a salve e in ogni caso arrivereste con un attimo di ritardo, voi segugi senza indugio del primo passo falso.

Perché qui la questione non è più (ammesso che lo sia mai stata, sul serio) una derelitta guerra dei poveri tra indie e mainstream o il rock che flirta col pop per mettere le mani avanti. Non si tratta di giudicare o prendere le distanze, celebrare o giustificare scelte e decidere se sono state coraggiose, naturali, premeditate. Svendere il culo o vendere cara la pelle.

Qui c’è uno che aveva tutto in testa e ha provato a dirlo. Nel farlo, ha disegnato cose memorabili e – probabilmente – pestato qualche bel merdone, consapevole che bisogna sceglier bene tanto quanto sceglier presto. Ben conscio che il fallimento è un grembo, mentre la sicurezza ha un ventre tenero, ma è un demonio steso tra te e il senso della tua carriera. Quello che è indiscutibile è che è sempre stato un passo avanti alla media musicale di questo Paese, e quando sei sempre un passo avanti è indubbio che sia più difficile prevedere cosa ti finirà sotto le scarpe.

Proprio per questo, qualunque cosa sia, sarà qualcosa di cui – alla fine – andare orgogliosi.

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