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Iggy Pop: James Bond
The name is Pop. IGGY Pop.

Come un diamante, Iggy è per sempre.

Ok, il nuovo di Iggy Pop non sarà un capolavoro (almeno per molti), ma contiene almeno un paio tra le più belle canzoni che l’Iguana classe 1947 abbia partorito negli ultimi anni di carriera. Loves Missing certamente, con cui praticamente si apre il disco, una ballad dal retrogusto amarognolo e maledetto, eppure dannatamente rock’n’roll. Così come indimenticabile suona quel Leron Thomas alla tromba che interviene malinconicamente qua e là nel disco – per esempio nella suadente perla che è Page o nella poesia di Dylan Thomas.

E poi il singolo apripista: James Bond. Brano che potrebbe essere tra i pochi ancora presenti nelle nostre classifiche personali una volta che questo 2019 volgerà al termine. D’altra parte, al cuore non si comanda. E non le abbiamo certo fatte noi, le regole dell’Amore. «Didn’t make the rules, so don’t blame me / Most fools gravitate to vanity / And her sanity is insanity / Driving off while making you feel guilty».

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Linea di basso dritta, voce baritonale, inconfondibile, che sa di whisky, storie di botte, baci rubati, poesia di strada e da camera, abbracci, sesso, disfatta, depressione pop, ripresa. E tutto sommato, sì, si può dire: come un film di James Bond. Forse non uno con Sean Connery. Neanche Roger Moore. E nemmeno Pierce Brosnan. Forse più quelli dell’ultimo – e più datato (anagraficamente e stilisticamente, come uomo) – Daniel Craig. Ugualmente affascinante.

In conclusione, una rispolveratina a Free forse vale veramente la pena dargliela, se ci era passati di fianco senza accorgersene. Sarà difficile andarsene verso il 2020 e non ondeggiare con in testa quel mastice che è «She wants to be your James Bond. So let her be your James Bond».

Lunga vita mr. Pop… IGGY Pop.

Iggy Pop 

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