New Music

Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

Tracce

... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

Storie

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

Autori

Chi siamo

Cerca...

The Body: A Curse (Remixed by Moss Of Aura)
Benvenuto, inquinamento musicale

The Body
A Curse (Remixed by Moss Of Aura)

Della musica estrema (vol. 1): sangue dal naso.

The Body. Remixati. Un’esperienza più unica che rara. Eppure eccolo qui, tra le mani di tutti gli appassionati della musica da epistassi. Sì, è vero. Alcuni la chiamano anche experimental/post-qualcosa/ex-doom-forse-sludge. Ma sempre di roba estrema si tratta.

Il duo di Providence, Rhode Island è divenuto l’emblema di questa nuova corrente di suoni pesanti e pensanti, non semplici da ascoltare, ma allo stesso tempo caratterizzati da un certo fascino caustico. Un binomio che spesso viene attribuito a quel lato artistoide in cui a volte sconfina quello che in molti definirebbero metal. Che poi è noise. O elettronica visionaria. O, ancora una volta: estermismo musicale. Siamo sempre lì.

All the Waters of the Earth Turn to Blood era l’album del 2010 da cui è tratto il remix della traccia d’apertura di questo ottavo disco in tre anni a nome The Body. A Curse viene riproposta dal genio (qui glielo concediamo) di Gerrit Welmers, aka Moss of Aura, aka una delle menti dei Future Islands, che prende gli anni Ottanta e la parte più deviata della loro elettronica – quella buona per i dancefloor post-apocalisse – e confeziona un opener che già da sé vale l’intera uscita discografica. Uscita che poi vedrà contributi altrettanto interessanti, come quelli di Moor Mother e di Lingua Ignota, per citarne alcuni ben riusciti.

Le urla di Chip King e gli innesti di Lee Buford sono tolti dal loro contesto sludge/doom e inseriti in un’atmosfera surreale, parimenti criptica e malsana, ma in grado di arroccarsi in un disagio discotecaro. Rave, droghe sintetiche, quelle cose lì aleggiano nell’aria. Ma se tutto venisse ridotto a un simile mero surrogato, pezzi come questo non riuscirebbero a far comunque apprezzare ciò che la tecnologia sta portando alla luce. Un remix vero. Un pezzo nuovo. Una band che resta imprescindibile. Come non aspettarsi altro sangue dal naso?

The Body 

Siamo su Substack! Iscriviti per ricevere la newsletter e sapere quando pubblichiamo nuovi contenuti!