Tracce

Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Lunghi

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

Extended Play

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Pink Floyd: Sorrow (2019 Remix)
A questo punto potevano photoshoppare anche le spalline
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Un cambio d’abito necessario, o no? Dipende dall’orecchio di chi ascolta.

Pink Floyd
Sorrow (2019 Remix)

Nell’87, orfani di Waters, i Pink Floyd pubblicarono A Momentary Lapse of Reason, che di fatto suonava come un disco solista di Gilmour, (About Face). Suoni boombastici tipici di quegli anni per brani che sarebbero stati molto bene nel patinatissimo Miami Vice. Di fatto gli apporti di Mason e Wright furono praticamente nulli, a favore di session man, drum machine, PC.

L’album svecchiò il marchio ma aveva una produzione volutamente modaiola e in quanto tale dopo poco tempo suonava già datato, molto più di un Animals qualsiasi: per anni la band ha ventilato l’idea di ripubblicarlo eliminando le componenti più sintetiche e inserendo parti suonate dai “veri” Mason (postume, in studio) e Wright (pescate da varie esibizioni live del tour ‘88/’89).

Il risultato si potrà ascoltare sul cofanetto in uscita a breve, da cui è tratta questa nuova versione di Sorrow. Il restyling ci regala un brano diverso, che perde parte delle sue peculiarità sonore (leggi: plasticosità anni 80) a favore di un feeling più “live” e “umano”, mossa che risulta essere più artificiale del disco originale, un Frankenstein che appaga l’orecchio ma che suona in qualche modo innaturale, guadagnando in definizione e dettagli ma perdendo in spazialità e coesione.

Il pezzo resta splendido ed è sicuramente curioso riscoprirlo in questa veste inedita, ma non supera la versione classica dove contesto storico e visione d’insieme continuano ad avere quel quid in più. Questo vale per chi ce l’ha nelle orecchie da 30 anni: chi non conosce l’originale invece preferirà questa, più in linea con il sound che ci si aspetta di sentire oggi. Vista da questa prospettiva, l’operazione di Gilmour risulta vincente.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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