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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

Mayhem: Falsified And Hated
Grigliatina all'oratorio con braciole al sangue?
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Il ritorno (alle origini) dei Signori del Caos.

Mayhem
Falsified And Hated

Lasciamo perdere le recenti dichiarazioni riguardo il caso Burzum/Euronymous.

I Mayhem pur avendo di fatto inventato un genere musicale (il black metal di seconda generazione, altresì detto norvegian black metal, quello più cruento e pesante che era ben differente da Venom, Bathory o Mercyful Fate) passeranno alla storia più per i resoconti di cronaca che per la musica in sé. Ci hanno fatto pure un film! Ed è un peccato, perchè De Mysteriis Dom Sathanas era, resta e rimarrà un capolavoro inarrivabile. Lo sanno bene i superstiti della band che, nonostante la discografia disseminata negli ultimi 25 anni – di per sé non certo avara di belle produzioni – mai si erano avvicinati a quelle vette compositive.

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Ora… questo Daemon non rischia di spodestare il debut LP dal trono, ma di sicuro è quello che più si avvicina al sound originario della band. Forse gli ultimi due anni in tour passati a celebrare quel disco hanno riabituato i nostri a un certo tipo di composizione, o semplicemente il messaggio dei fan è stato chiaro: applausi a sperimentalismi quali Grand Decaration of War, ma i Mayhem veri erano altri e sono quelli vogliamo sentire.

Falsified and Hated è un esempio lampante del ritorno alle origini dei nostri: un Hellhammer implacabile capace di stacchi e mid-tempo letali, con chitarre taglienti ai lati mentre Necrobutcher macina riff glaciali al basso e Attila mette in scena l’orrore con il suo stile vocale inimitabile. Nemmeno una sbavatura per un brano ossessivo, malato e vizioso che non sfigurerebbe a fianco di cose come Pagan Fears o Funeral Fog.

Chissà che ne pensa l’insospettabile fan Thurston Moore.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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