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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

Girl Band: Going Norway
Panic attacks Dublin
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Angosce e paranoie del nuovo grande corso del punk dublinese.

Girl Band
Going Norway

Si, è vero. Non siamo proprio in anticipo a parlare del nuovo album dei Girl Band. The Talkies è uscito il 27 settembre per la mitica Rough Trade e ci è voluto un po’ per digerire una vagonata di musica che sancisce, insieme a Murder Capital e Fontaines D.C., il primato musicale irlandese nel nuovo corso del punk contemporaneo.

Già, perché se il fenomeno Brexit aveva dato nuova linfa allo spirito electro-punk di Sleaford Mods e Idles (giusto per citarne alcuni), sembra che la benzina, la linfa, il carburante musicale sia oggi particolarmente efficace anche a Dublino. Dara Kiely torna con tutte le sue angosce e paranoie e il resto della band imbastisce un sound decisamente figlio dei tempi che corrono.

The Talkies è sprezzante, inquieto, rumoroso. Sgangherato e controllato come solo una mente contorta (non è quella di tutti i veri artisti, dopotutto?) può essere. Il lotto di canzoni ricuce lo strappo tra Birthday Party, Bad Brains, Refused (quelli d’oro, naturalmente) e tutto il nuovo fenomeno di revival post-punk tinto di indie che imperversa nelle bacheche degli pseudo-musicologi di oggi. Critica sociale e psicologica: beh, questo è il campo dei Girl Band.

Going Norway esemplifica (insieme alla totalizzante Shoulderblades e ai loro video lynchiani) quello che è lo spirito del disco e del gruppo, costantemente influenzato dalle derive ansiogene di Kiely. Non a caso infatti, alla fine, è proprio il suo modo di esprimersi che diviene uno dei punti di forza di tutta questa carovana di attacchi di panico, sedute dallo psicologo e ritrovamenti di super-io. Nel perfetto spirito post-punk nordico.

Daniel Fox sorregge con basso e produzione un sound tonico e ferroso, aiutato dalle dissonanze di Alan Duggan che sanno di ruggine e al compendio ritmico inquieto di Adam Faulkner.

«That’s all mental / That tastes menthol». E se davvero lo squilibrio del mondo è il suo bello, allora cose come questa sono davvero manna per il palato dei cultori del nuovo corso del punk mondiale.

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